sabato, 29 aprile 2017

Viceroy’s House, l’India a Berlino

Viceroy’s House, l’India a Berlino

Berlino, 12 Febbraio (red. Cin.) – Uscirà in Italia con Cinema di Valerio De Paolis Viceroy’s House, il film della regista anglo-indiana Gurinder Chadha, famosa per Sognando Beckam, presentato fuori concorso alla Berlinale, ricostruzione di una vera storia di cui furono protagonisti i suoi stessi nonni, nei Punjab, dove furono separati per alcuni mesi nel periodo della divisione India – Pakistan del 1947, quando ben 14 milioni di persone furono coinvolte in un esodo dolorosamente drammatico anche per la morte di un milione di persone.

Epilogo tragico del lungo dominio inglese in India, il film è ambientato nella guerra civile tra indiani musulmani, hindu e sikh. Chadha è nata in Kenya ma cresciuta a Londra dove vive e ha scelto di raccontare la sua ‘piccola’ storia nella grande storia che quest’affresco racconta dietro le politiche dei leader che allora guidarono il popolo indiano in questa drammatica scissione: Ghandi, Nehru e con loro Jinnah, poi fondatore del Pakistan. Cuore della storia è pero’  l’amore impossibile tra due semplici impiegati del Palazzo, sontuoso simbolo dell’Impero britannico: lui è hindu, lei musulmana  e la guerra di religione li divide.

Interpretato anche da Hugh Bonneville (Downton Abbey) e Gillian Anderson (X-Files) nel ruolo del vicerè e di ua moglie, il film resta l’ultima volta sullo schermo di Om Puri, scomparso a gennaio, nel ruolo del vecchio padre cieco di Aalia: “Un attore e un uomo straordinario” dice la regista. “Anche se non ha fatto in tempo a vedere il film, penso che gli abbia fatto piacere far parte di un progetto che invita alla comprensione e alla riconciliazione tra i due paesi”.

Sono stati impiegarti nella sola scrittura della sceneggiatura ben sette anni di lavoro. Sette anni nei quali il mondo è cambiato anche se la regista per quanto riguarda l’India e il Pakistan è ottimista: “Non vedo tutte queste barriere tra noi, per chi è originario del Punjab ci sono tanti legami culturali, il cibo, la lingua, la musica, siamo ancora uniti, ma non ce ne rendiamo conto”.

 

Leggi anche