venerdì, 21 luglio 2017

Veronesi tra i giovani (in fuga)

Veronesi tra i giovani (in fuga)

Roma, 16 marzo (Fr. Palm.) – Non è un paese per giovani, l’Italia: Giovanni Veronesi, da tempo, lo pensa quando parla con i ragazzi (s)fuggiti all’estero durante la trasmissione che conduce su Radio 2 e ora lo ribadisce al cinema, raccontando la storia di tre amici in cerca di un futuro, di una possibilità e di un destino diverso, fuori dai confini nazionali.

Il film, prodotto dalla Paco e in sala dal 23 marzo con 01, è interpretato da Filippo Scicchitano, Giovanni Anzaldo e Sara Serraiocco, affiancati, tra gli altri, da Sergio Rubini e Nino Frassica. A curare la colonna sonora, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, che già aveva collaborato con Veronesi per Italians.

Sullo schermo, vediamo lasciare Roma, con in tasca speranze e progetti, due ragazzi che si conosciuti lavorando nello stesso ristorante, come camerieri. Sono diversi tra loro, Sandro e Luciano, uno più inquieto e un po’ misterioso, l’altro più tranquillo e sereno. In comune, hanno la voglia di “svoltare” e di costruirsi una vita più soddisfacente e quando si presenta l’occasione di andare a Cuba per gestire un locale sulla spiaggia che offre il wi-fi, non ci pensano due volte a partire. Lì, sono accolti da Nora, che è italiana e vive da anni a Cuba, che gli affitta una stanza nella sua casa. E giorno per giorno, si ambientano e cercano di mettere in piedi il loro sogno. Ma non tutto va come dovrebbe. E le loro strade ad un certo punto si dividono: ognuno andrà incontro al proprio destino…

Veronesi racconta di aver realizzato il suo film più “romantico”, come lo definisce. E spiega perchè: “Ho capito di voler andare piano e rallentare, senza fare un film all’anno, essendo veramente sincero e non fintamente come ero fino a qualche film fa – dice – Prima non dicevo tutta la verità, ma qui c’è molto del mio pensiero e mi sono messo in gioco, portando la visione romantica che ho dei ragazzi. Mi piacciono i giovani, hanno l’inconscienza e la sensibilità che poi crescendo si perde e mantengono solo gli artisti”. Voci di giovani ne ascolta tante, quotidianamente: “La trasmissione in radio mi ha aiutato molto, perchè ascolto le storie di giovani da tutto il mondo, che sono andati via dall’Italia perché il nostro paese li ha espulsi. Si tratta di un esodo inesorabile, sono più di 120 milioni i ragazzi che ogni anno cambiano residenza e vanno via non per i soldi, ma perchè stroncare i sogni significa levare la vita”.

Il regista è partito da questo tema per poi sviluppare il suo film: “Quando entra nel vivo, la storia prende una strada a me più consona – afferma – Non sono un regista antropologo e amo raccontare l’anima dei ragazzi, quello che cercano e che vogliono capire di loro stessi. I protagonisti vanno in un posto di frontiera, che mi è sembrato un giusto connubio”. Il cinema del passato ha spesso unito due amici in viaggio all’estero: “Ho fatto appello alle mie risorse sulla commedia all’italiana, sono andato da Monicelli e gli ho detto che mi volevo giocare tutto – sottolinea Veronesi – Da anni sento che la commedia è stata equivocata e si fanno solo film comici, mentre la commedia è la vita e da una scena all’altra si può piangere o ridere. La cornice deve essere apocalittica, ci deve essere la guerra e alla fine i personaggi possono anche morire. E diciamolo chiaro, sì, possono morire, non c’è niente di male”.

Il regista fa anche un bilancio della sua carriera: “Ho 53 anni e sono stato fortunato, non ho mai avuto un momento in cui ho scricchiolato. Ho iniziato grazie a Francesco Nuti, che mi ha preso sotto la sua ala protettrice e mi ha fatto volare con lui”.  E sempre voltandosi indietro, ricorda: “Quando io avevo 20 anni, negli anni ’80, si andava via dal paese per la fuga di cervelli o perchè si aveva alle spalle una famiglia ricca. Non c’era la necessità di oggi, perchè allora ci avevano fatto credere che l’Italia era solida”.

Sara Serraiocco non abita in Italia ora: “Sono andata a vivere a Los Angeles e lavoro lì, ma mi manca il mio paese – ammette –  E’ vero che l’Italia non è un paese facile, ma anche l’America ha i suoi pro e contro”.  Filippo Scicchitano, invece, non ha intenzione di partire: “Fare l’attore è un lavoro privilegiato e io per adesso continuo a farlo qua – dichiara – Ho, però, amici che sono andati all’estero perché l’Italia non dà più possibilità e il film mostra qualcosa che già esiste”.

 

Leggi anche