martedì, 20 agosto 2019

Veronesi, la sfida dei Moschettieri all’italiana

Veronesi, la sfida dei Moschettieri all’italiana

Roma, 19 dicembre (Fr. Pierl) D’Artagnan/Favino, guascone e allevatore di maiali, tanto abile nello ‘spadaccinare’ (come dice lui) quanto infantile, che parla un melange italo/francese tanto misterioso quanto esilarante. Porthos/ Valerio Mastandrea, assuefatto a alcool e oppio che cerca un nuovo inizio; Athos/Rocco Papaleo, la guida del gruppo, molto aperto nella sua sessualità quanto autorevole, quando vuole, e Aramis/Sergio Rubini, rifugiatosi in convento per sfuggire ai debiti. Sono gli eroi di Dumas reinventati in adventury comedy epica, con la Francia del ‘600 ricreata in Lucania, raccontati da Giovanni Veronesi (autore anche di soggetto e sceneggiatura con Nicola Baldoni), in Moschettieri del re – La penultima missione, il film, in uscita il 27 dicembre con Vision, da 6 milioni e mezzo di euro che sfiderà i blockbuster Usa negli incassi delle Feste.

“L’idea di un film sui Moschettieri mi è venuta negli anni ’80 – racconta Veronesi – allora sognavo di girarlo con Carlo Verdone, Francesco Nuti, Massimo Troisi e Roberto Benigni, un’utopia. Ma amo questa versione con Valerio, Rocco, Sergio e Francesco, perché non sono dei comici puri, ma attori a 360 gradi con tempi comici eccezionali”. Una rilettura “pensata per il grande schermo, v con ambientazioni e tanti costumi grandiosi, vorrei che la gente andasse a guardarlo al cinema”.

Una storia al maschile dove non mancano le donne forti, come la regina (Margherita Buy) che richiama in azione, dopo 25 anni di ‘pensione’ i suoi Moschettieri per salvare gli ugonotti dalle persecuzioni volute dal Cardinal Mazzarino (Alessandro Haber); Milady, la femme fatale del racconto, che nell’interpretazione di Giulia Bevilacqua unisce spregiudicatezza e movenze eleganti e ferine; Olimpia (Matilde Gioli), fedelissima e confusionaria servitrice della Regina e la coriacea Cicognac (Solarino), addestratrice di cavalli pronta a battersi per una giusta causa.

“In fondo – commenta Margherita Buy, qui al suo primo ruolo di regina – questi moschettieri, sono un po’ come supereroi sfigati, e non potrebbero essere altrimenti visto il momento storico che viviamo”. Per l’attrice, la prova più dura durante le riprese è stata indossare gli ampi e rigidi vestiti seicenteschi da monarca: “Io avrei abdicato dopo 20 minuti… Ora è chiaro perché si potesse fare la regina in veste ufficiale giusto per cinque minuti al giorno. Poi toglievi tutto e ricevevi nelle tue stanze in vestaglia”) . Assente in conferenza stampa Pierfrancesco Favino, impegnato a girare in Brasile ‘Il traditore’, film su Buscetta di Marco Bellocchio, ma comunque presente (in spirito e cartonato) con risposte preregistrate nella ‘lingua’ del film.

Compensano gli altri Tre moschettieri, che alternano nelle conversazione con i giornalisti humour e autoironia. “Quando mi hanno offerto il ruolo di Porthos, la prima cosa che mi sono chiesto è chi fossero gli altri tre attori prescelti, anche se la cosa a cui tenevo di più era tornare a lavorare con Giovanni, a 20 anni di distanza da Viola bacia tutti” dice Mastandrea. Va sul pratico Papaleo: “la prima cosa che ho pensato è stata che grazie alla vicinanza fra casa mia e quella di Giovanni sarei potuto andare alle prove a piedi…”. Rubini fa i complimenti al regista:
“ci vuole coraggio per montare un film grande come questo, spregiudicato e in controtendenza”.

Ma perché i Moschettieri oggi? “Volevo andare lontano e fare un film con al centro una metafora – risponde Veronesi -. In un periodo nel quale siamo circondati da guerre di religione, nel film si parla ugonotti torturati, che scappavano su quelli che possiamo considerare i gommoni dell’epoca. Oggi ci pensiamo in Europa un popolo eletto ma cinque sei secoli fa nel pieno di questa cultura accadevano le stesse violenze che vediamo oggi in altre parti del mondo. La metafora c’è, chi vuole la legge sennò si può prendere solo il divertimento”.

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