venerdì, 27 novembre 2020

Verdone benedettamente folle

Verdone benedettamente folle

Roma, 5 gennaio (Francesca Palmieri/Servizio video) – Forse non è soltanto un caso che Carlo Verdone, al traguardo dei 40 anni di carriera, sia risalito in sella ad un moto, percorrendo una (lunga) strada che va da Troppo forte (era il 1986) a Benedetta follia, la sua ultima tappa cinematografica, nelle sale dall’11 gennaio con la Filmauro.

Durante i viaggi, quando sono fidati e collaudati, spesso si scelgono gli stessi compagni e Aurelio e Luigi De Laurentiis sono ancora una volta al fianco del regista, anche come produttori. Allo stesso tempo, però, è bello aprirsi ai nuovi incontri e così è successo: vari “pezzi” di Lo chiamavano Jeeg Robot si sono uniti a Verdone, che, dal film di Mainetti, ha “preso” la protagonista Ilenia Pastorelli e gli sceneggiatori Nicola Guaglianone e Menotti, anche ideatori del soggetto.

Dal passato al presente, da una moto a un’altra, dal Verdone di sempre – e sempre amatissimo – a uno inedito e anche un po’ benedettamente folle, per giocare con il titolo della pellicola: un Verdone che sperimenta il ballo, osa con scene sessual-comiche alla Henry, ti presento Sally che mai avrebbe girato e cavalca l’attualità, lanciandosi nel mondo delle relazioni intrecciate via web, con un “click” e un cuore a portata di cellulare.

Un Verdone che stupisce e stupisce anche se stesso, per l’evoluzione che fa, all’interno della storia: all’inizio, veste i panni morigerati di Guglielmo, che vende articoli religiosi per il Vaticano e si limita a esistere, non a vivere ma poi, per “colpa” (o per un colpo di fortuna) di una moglie che lo lascia dopo 25 anni e dell’arrivo, come un ciclone, di una ragazza di periferia che parla solo romanesco e invade il suo negozio e anche la sua vita, si darà una “rimodernata” e una seconda possibilità. Perchè, come canta Battiato in una scena, “la stagione dell’amore viene e va”…

“Volevo confrontarmi nuovamente con l’universo femminile, perchè mi mancava – dice il regista, che ha anche diretto, tra gli altri, Maria Pia Calzone, Lucrezia Lante della Rovere e Paola Minaccioni – La donna è sempre stata la mia partner ideale in tutte le commedie ed è la mia carta vincente, perchè crea il contrasto e mi mette in crisi. Quando gli sceneggiatori mi hanno proposto il soggetto, l’ho trovato interessante perchè parla dei sentimenti ai tempi delle applicazioni dei cellulari ed è una donna a rimettere in pista un uomo in difficoltà, dentro una società che si è smarrita”.

L’idea era “fare un film sulla serenità, ne abbiamo tutti bisogno – spiega Verdone – Ho voluto dare un grosso abbraccio finale ai protagonisti e pure al pubblico, dando una carezza anche a me e alla mia Roma, che ho voluto mostrare bella e ho immortalato come vorrei vedere, senza il degrado che conosciamo. Il messaggio del film è leggerezza e pacatezza”.

Leggerezza e pacatezza che anche lui, in fondo, cerca. Specialmente per trovare energie e ispirazioni, dopo tanti copioni e tanti personaggi: “Sento la fragilità che avanza, so di essere forte ma a volte penso di essere inadeguato, perchè dopo 40 anni di carriera ogni film rappresenta un ricominciare da capo faticoso. Questo progetto è una svolta, avevo voglia di fare qualcosa di differente. Anche se scrivere situazioni nuove è difficile perchè ho già trattato tanti temi, vado sempre avanti”.

Anche perchè il mestiere di regista, a Verdone, piace. In particolar modo, per la direzione del cast: “Tengo molto agli attori, al punto che preferisco sbagliare io. Qui le mie attrici erano in parte e hanno subito afferrato il ruolo, io ho solo cercato di esaltarle al massimo. Ilenia ha dato tutta se stessa, con spontaneità”. La Pastorelli sembra ancora incredula di aver lavorato con il regista di cui sa a memoria ogni film: “È stato un sogno essere chiamata da Aurelio De Laurentiis e aver davanti Carlo che mi chiedeva se volevo essere la protagonista del suo film – racconta – Sono rimasta sconcertata, il suo cinema ha aiutato tante persone a ridere nei momenti più duri, me compresa”. E del suo personaggio cosa ha amato di più? “Mi piace la sua solarità, la sua umanità. Si vede che non è la coatta scritta da un ‘pariolino’ seguendo clichè, è vera e versatile”. E se qualcuno può (intra)vederci qualche gomma masticata e qualche inflessione alla Jessica/Gerini di Viaggi di nozze, Maria Pia Calzone sottolinea come le donne dei film di Verdone siano “agenti e non agite. Tengono sempre la vita nelle loro mani”.

E cosa terrà il regista nelle sue, tra i futuri progetti? “Ci sarà un altro film e dopo, sempre con la Filmauro, stiamo lavorando ad una serie tv. E’ tutto alla fase embrionale e non posso dire nulla, se non che desidero addentrarmi in questo mondo nuovo”. E il nuovo, un po’ come la follia, fa bene.

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