lunedì, 3 ottobre 2022

Venezia, la rivoluzionaria Chiara della Nicchiarelli

Venezia, la rivoluzionaria Chiara della Nicchiarelli

Venezia, 9 settembre- “Non sono credente, ma in cerca come tutti”. A parlare è la regista Susanna Nicchiarelli che oggi ha presentato in concorso a Venezia 79 il suo film: Chiara (prossimamente distribuito in sala da 01 distribution). La storia di una santa, interpretata da Margherita Mazzucco (Lenù ne L’amica geniale).

La storia di una ragazza e della sua rivoluzione. Siamo ad Assisi ed è il 1211. Chiara ha diciotto anni, e una notte scappa dalla casa paterna per raggiungere il suo amico Francesco (Andrea Carpenzano). Da quel momento la sua vita cambierà per sempre. Non si piegherà alla violenza dei familiari e si opporrà persino al Papa: lotterà con tutto il suo carisma per sé e per le donne che si uniranno a lei, per vedere realizzato il suo sogno di libertà.

“La storia di Chiara e Francesco è entusiasmante- dice la regista-. Riscoprire la dimensione politica, oltre che spirituale, della ‘radicalità’ delle loro vite: la povertà, la scelta di condurre un’esistenza sempre dalla parte degli ultimi ai margini di una società ingiusta, il sogno di una vita di comunità senza gerarchie e meccanismi di potere, significa riflettere sull’impatto che il francescanesimo ha avuto sul pensiero laico, interrogandosi con rispetto sul mistero della trascendenza. La vita di Chiara, meno conosciuta di quella di Francesco, ci restituisce l’energia del rinnovamento, l’entusiasmo contagioso della gioventù, ma anche la drammaticità che qualunque rivoluzione degna di questo nome porta con sé”.

Con Chiara la regista completa la sua “involontaria” trilogia femminile iniziata con Nico, 1988 (2017) e proseguita con Miss Marx (2020). “Chiara era una ribelle, ancor prima che femminista aveva un messaggio politico radicale: di fronte a chi ha tutto e chi niente, volle una comunità di eguali, non gerarchica. Un atto rivoluzionario, perché in quanto donna non gli era consentito come a Francesco l’apostolato attivo”.

E sulla lingua: “Francesco parlava la lingua di tutti quanti: parlava con la gente, non con gli uccelli. Per portare la religione fuori dalla cattedrale usava il volgare, perché il latino non lo capivano. Noi non abbiamo voluto usare l’italiano moderno, ma l’italiano di Chiara e Francesco, prendendo spunto da Uccellacci e uccellini di Pasolini, dai fraticelli Totò e Ninetto Davoli che parlavano napoletano”.

“Non conoscevo il personaggio di Chiara, ma ho divorato la sceneggiatura. Lei voleva spogliarsi della nobiltà per stare con i poveri. E’ un personaggio molto forte e al tempo stesso fragile, un aspetto molto umano di Santa Chiara”, dice Margherita Mazzucco a proposito del suo personaggio.

Infine la regista conclude: “Mi interessava la contemporaneità della sua storia. La loro è una scelta politica radicale di forte critica alla società di allora. Si mettono dalla parte degli ultimi e della povertà quindi il loro messaggio è profondamente rivoluzionario. L’immagine di Chiara è sicuramente profondamente femminista”.

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