lunedì, 3 ottobre 2022

Veltroni e il suo Paolo Rossi, un esempio per gli italiani

Veltroni e il suo Paolo Rossi, un esempio per gli italiani

Roma, 16 settembre- “Per me lui è il prototipo del modo migliore di essere italiano”. Così Walter Veltroni definisce il grande calciatore Paolo Rossi, protagonista del suo doc (prodotto da Palomar) dal titolo È stato tutto bello – Storia di Paolino e Pablito, in uscita nelle sale il 19, 20, 21 settembre e poi su Sky.

Nato a Prato, inizia a giocare nei campetti dell’oratorio della sua città. Il talento si nota subito e appena quattordicenne, viene chiamato a giocare nella giovanile della grande Juventus, che lo costringe a trasferirsi da solo a Torino. Si rompe il menisco per tre volte all’inizio di una carriera che rischia di non cominciare mai. Dopo essere diventato capocannoniere e aver fatto impazzire l’Italia ai Mondiali in Argentina, durante i quali entra nel cuore di tutti con il soprannome di Pablito, la sua carriera subisce nuovamente una battuta d’arresto: viene investito dalle accuse nel brutto affaire del calcioscommesse. Seppur assolto dal tribunale, la giustizia sportiva lo condanna a due anni di assenza dai campi. Subito dopo, però, Enzo Bearzot, che lo ama e lo stima da sempre, lo porta senza esitazione in Spagna a giocare quel Mondiale dell’82 che tutta l’Italia ricorda.

“Un Mondiale che rimane impresso nella memoria collettiva del paese perché grazie a quella vittoria metaforicamente ci siamo liberati degli anni di piombo. È stata una gioia grandissima, vissuta da tutti gli italiani, che ha segnato un cambio di clima”, sottolinea Veltroni. Tante le interviste presenti nel doc. Importanti i contributi dei familiari: la seconda moglie Federica Cappelletti, il fratello Rossano e le figlie Sofia Elena (9 anni) e Maria Vittoria (11 anni). Ma altrettanto di rilievo anche le testimonianze degli altri calciatori, uno su tutti: Marco Tardelli.“Ho conosciuto Paolo nei ragazzi della Juventus- racconta Tardelli-. Era un ragazzo simpaticissimo, aveva un sorriso speciale. Rivedere quei posti, come gli stadi, mi ha emozionato molto.
Di Paolo abbiamo ormai raccontato tutto. Anche io, come lui, ho avuto due fratelli che hanno convinto i miei genitori a farmi giocare”.

E Veltroni aggiunge: “Ho cercato di affrontare la parte di Pablito attraverso il ricordo delle persone che gli hanno voluto bene. Sono tornato a Barcellona per ritrovare alcuni luoghi, a Madrid nell’albergo e negli stadi, poi a Perugia e Vincenza. Mi affascinava la storia di un ragazzo nato a Prato, uno dei tanti milioni di italiani che ce l’hanno fatta passando attraverso il dolore”. E poi:
“Ho conosciuto Paolo perché gli feci una lunga intervista. Abbiamo anche presentato insieme un mio libro. Spesso quando si incontrano persone pubbliche poi uno rimane deluso. In questo caso non è stato così. Paolo è l’esempio dell’italiano che cade e si rialza: quando si è rotto il menisco ha continuato a combattere, quando lo hanno squalificato per due anni al vertice della sua popolarità per il calcio scommesse è tornato sul campo”.

Infine Federica Cappelletti ringrazia Veltroni per essere riuscito con il suo garbo a restituire “la persona straordinaria che era Paolo, non solo sul campo, ma soprattutto fuori: il Paolo che io ho conosciuto, quello più privato, quello all’interno delle mura domestiche, non quello pubblico”. E il fratello Rossano conclude: “Mi manca tanto il suo sorriso gioioso”.

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