sabato, 19 ottobre 2019

Veltroni, c’è bisogno di luce in questi tempi bui

Veltroni, c’è bisogno di luce in questi tempi bui

Roma, 4 marzo (Fr. pierl) La paternità, l’amore per il cinema declinato in almeno 50 citazioni (da Novecento a un continuo omaggio a Truffaut con tanto di cameo del suo attore feticcio Jean-Pierre Leaud), ma anche quelli per la letteratura e la musica, l’incontro, la rinascita, i bambini e la loro capacità di resilienza, il ritorno a un tempo lento, quello del viaggio e della conoscenza reciproca. Sono fra le suggestioni, sotto il grande arco di un arcobaleno, reale e mataforico, di C’è tempo, l’opera prima di Walter Veltroni, con Stefano Fresi, che degli arcobaleni va a caccia per lavoro, Simona Ercolani e i due piccoli esordienti Giovanni Fuoco (“Grazie al film ho capito che voglio continuare a fare questo in futuro” dice il bambino) e Francesca Zezza, in sala dal 7 marzo in 250 copie con Vision Distribution.

“L’arcobaleno – spiega Veltroni, già autore di vari documentari, in conferenza stampa – è l’unione di colori diversi. E allo stesso modo racconto un viaggio di persone diverse che viaggiano in una macchina aperta. Volevo che in questa storia entrasse luce da tutte le parti. Viviamo in tempi oscuri, c’è bisogno di luce oggi più che mai e questa si trova nell’incontro dell’altro con l’altro da se’”.

Sono due fratelli ‘per caso’ a innescare un viaggio di rinascita: un adulto troppo bambino e un bambino troppo adulto. Stefano (Fresi) è un cacciatore di arcobaleni e manutentore di un enorme specchio (realmente esistente) che porta luce a Viganella un paesino dove ha deciso di vivere, con la moglie sempre più insoddisfatta. Giovanni(Fuoco), è serissimo 13enne appassionato di cinema, che è rimasto da poco orfano dei genitori. Stefano è designato nel testamento di un padre mai conosciuto, tutore del bambino, in cambio di 100 mila euro. Soldi che per lo spiantato sognatore e cacciatore di arcobaleni sono benedetti. Nel viaggio verso casa, Stefano e Giovanni (che nasconde più di un trauma), imparano a conoscersi e fanno un altro incontro che si rivela cruciale: quello con Simona (Molinari), talentuosa cantante e sua figlia 13 enne Francesca (Zezza).

“Ho costruito il mio personaggio con Walter – spiega Fresi – Stefano è simile a un arcobaleno, ha una serie di colori insieme, è burbero, tenero, dolce, è uno scienziato e un sognatore, l’arco dell’arcobaleno corrisponde all’arco della sua trasformazione. Un percorso alla fine del quale Stefano avrà il coraggio di prendersi cura di Giovanni e Giovanni di Stefano”. Grazie a Walter “per la fiducia che ha avuto in me. Mi ha fatto portare in luce parti che tengo più nascoste, come la maternità, e il rapporto con la solitudine” dice Simona Molinari, che nel film canta anche due brani inediti. Uno scritto da lei, ‘Parlami’ e l’inedito di Dalla portato da Ron a Sanremo, Almeno pensami –

Con C’è tempo “volevo realizzare una commedia all’italiana nel senso tradizionale del termine – aggiunge Veltroni – affrontare anche grandi temi rivolgendosi a un pubblico più largo possibile”. Proprio come Stefano “non ho mai smesso di esser bambino, mi fa paura – sottolinea – chi smette di riconoscere la quota di adolescenza dentro di noi. Se c’è una cosa in cui i grandi sbagliano è considerare i bambini fragili, creta da modellare. Loro hanno caratteri, forze e punti di vista. I bambini dentro sono molto più ricchi di quanto immaginiamo, per questo mi piace raccontarli”.

Tra i tanti omaggi nel film del regista ex leader del Pd, c’è anche quello a Laura Efrikian, in un ruolo di grande pathos, regina dei musicarelli di cui Veltroni è appassionato, ma anche quelli, fra gli altri, a Dillinger è morto, Il ritorno di Ringo, Brancaleone alle crociate e La grande guerra.

Infine, in conferenza stampa, la coincidenza della presentazione del film, nel giorno dopo le primarie del Pd, non sfugge ai cronisti, e Veltroni non si sottrae alla domande sul tema: “Mi fa piacere per il segnale di luce uscito dalle primarie, con tanta gente che è andata a votare. Sono ossessionato dal buio, ho paura di quello come della perdita di speranza, viviamo in un momento in cui è come se il futuro avesse perso possibilità di realizzarsi. Quando le persone votano è comunque un fatto positivo. Non avere solo la prevalenza della maggioranza ma anche la forza dell’opposizione rende un Paese più forte”.

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