martedì, 26 settembre 2017

Ustica, la verità di Martinelli

Ustica, la verità di Martinelli

Roma, 24 marzo (Fr. Palm.) – Un regista alla ricerca della verità: Renzo Martinelli rompe il silenzio su Ustica e 35 anni dopo la caduta del DC9 nelle acque del Sud, nella Fossa del Tirreno, riporta l’attenzione su uno dei – tanti – casi che in Italia non hanno un (vero) colpevole. Il suo film, che prende il nome proprio dall’isola siciliana dove l’aereo si inabissò il 27 giugno 1980 insieme alle 81 vittime, è frutto di un lavoro di lunghe e approfondite ricerche che tengono conto delle indagini fatte anni fa dal magistrato Rosario Priore, al fianco di Martinelli nella battaglia per scoprire quale fu la reale causa che provocò la tragedia.

La pellicola, in sala dal 31 marzo con Indipendent Movies e Zenit Distribution, (di)mostra che a far cadere l’aereo italiano non fu un cedimento strutturale, una bomba o un missile lanciato per errore come è stato ipotizzato, ma una collisione in volo: un caccia americano, durante l’inseguimento di un aereo libico, avrebbe colpito il DC9, accidentalmente. Ma nonostante siano state trovate prove – ossia reperti che testimonierebbero la presenza del caccia americano – questa strada non è stata mai percorsa, anzi, si è fatto di tutto per nasconderla. Per la Ragion di Stato, perchè non si poteva andare contro l’America, la nazione più potente del mondo, perchè fa più “comodo” un’altra versione dei fatti.

Martinelli, da sempre appassionato di misteri irrisolti e di pagine nere della nostra storia, da Vajont a di Piazza delle Cinque Lune, racconta come ha lavorato al film, interpretato, tra gli altri, da Caterina Murino, Marco Leonardi, Lubna Azabal e Federica Martinelli, sua figlia: “Non è stato facile mettere insieme il piano finanziario, è stata un’impresa titanica – afferma – Se il film si è fatto è grazie a imprenditori, amici e Regioni che hanno creduto in un sogno, che mi ha tenuto impegnato quattro anni. Un giorno Rosario Priore mi diede un dischetto, dentro c’erano 5mila pagine della sua sentenza su Ustica. Quando lessi la parte sul ritrovamento di pezzi di un altro aereo che facevano presuppore una collisione, sono rimasto scioccato e andai nelle redazioni dei giornali a fotocopiare tutto quello che uscì nei giorni dopo la tragedia. Tutti i tg più importanti parlarono di collisione, con tanto di disegno, ma purtroppo una verità così acclarata è diventata inconoscibile in 35 anni. D’altronde, nel nostro paese non c’è un episodio stragistico di cui sappiamo la verità, con certezza”.

Martinelli ribadisce più volte che il suo approccio alla vicenda è stato da cineasta: “Il mio mestiere è evocare la verità e riportarla, poi i magistrati faranno il loro. Io ho solo riordinato il filo e tracciato un discorso omogeneo, ma tutto è lì, già scritto. Non credo alle ipotesi che sono state fatte e tutto ciò che ho raccolto porta a questa realtà, insabbiata”.

Il regista sottolinea poi di aver “trasformato i documenti in drammaturgia, per raccontare una storia agli spettatori. Tra gli elementi di finzione, la Murino è una madre che ha perso la figlia su quell’aereo e per tanto tempo è andata sulla spiaggia ad aspettare il suo ritorno, come ha fatto veramente un uomo, un padre. Ho dunque fatto questo cambiamento, così come ho dovuto aggiungere un personaggio che vedeva subito i resti del veivolo libico, di cui hanno dichiarato ufficialmente l’esitenza solo 21 giorni dopo l’accaduto”.

Il cinema italiano civile, in passato, ha avuto successo e ascolto. Come mai oggi non si fa più? “Siamo figli del nostro tempo, la civiltà oggi è quella del ‘qui e ora’ – risponde il regista – Tutti sono con la testa china sul telefonino, pensando solo a cosa fare stasera. Ieri non conta più, il passato si rimuove e per i ragazzi Ustica è preistoria. Io sono un incosciente e continuo a fare questo tipo di film, anche se il pubblico non mi premia. Ma la mia passione mi fa insistere, amo avvicinarmi a verità manipolate”.

Oltre al film, è uscito anche un libro, edito da Gremese, che unisce sceneggiatura e lavoro giornalistico. E come conclude Martinelli, “è la carta lo strumento principe di ogni investigazione, persino più del cinema”.

 

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