sabato, 20 gennaio 2018

Una vita sospesa

Una vita sospesa

Roma, 19 ottobre (Fr. Palm.) – La grande attesa per The Walk di Robert Zemeckis, realizzato in 3D, non è stata delusa: il film, dedicato al funambolo Philippe Petit, ha strappato applausi alla Festa di Roma e un’accoglienza calorosa c’è stata anche per il suo protagonista, che ha affascinato e intrattenuto la stampa parlando in modo generoso della sua arte e delle sue incredibili imprese, come l’aver camminato su un cavo tra le Torri Gemelle nel 1974, quando furono costruite.

Sullo schermo, Joseph Gordon-Levitt interpreta Petit, che è anche autore del libro “Toccare le nuvole” da cui il filmnelle sale il 22 ottobre con Warner Bros – è tratto abbastanza fedelmente, a parte “alcune cose inventate dal regista per renderlo più adatto a Hollywood”, come dice l’artista. Quanto al lavoro con l’attore, racconta: “Quando ho saputo chi fosse, ho insistito affinchè fosse istruito da me. Avevamo solo 8 giorni di tempo, ho preso cavi e fili in un magazzino e gli ho detto che l’ultimo giorno sarebbe riuscito a camminare sulla fune e infatti così è stato. Gli ho fatto capire che non era questione di equilibro, ma di comprendere la nobiltà, l’eleganza e il senso di sfida tipico del mio modo di camminare. Lui l’ha saputo cogliere e Zemeckis non credeva ai suoi occhi quando lo ha visto così pronto. Anche se c’era uno stuntman, in molte riprese vedete i suoi piedi e il suo corpo”.

A chi chiede se la sua arte possa considerarsi uno sport, risponde così: “No, non lo sarà mai. Uno sport si fa per divertimento o per competere, non c’è la stessa profondità di un’arte. Non sono diventato un funambolo facendo parte del circo, lì si sfida apposta il pericolo per avere un applauso del pubblico, mentre io ho imparato da solo nel contesto del teatro e della scultura. Io faccio teatro nel cielo”.

E ha mai paura? La domanda è legittima ma Petit dice di non provarla: “Sono addestrato per camminare sul filo e durante il cammino sono concentrato. Quando ho l’asta in mano e faccio il primo passo so che arriverò all’ultimo. Non rischio la mia vita, la trasporto con me, sospesa nel cielo”.

Petit tira poi fuori dalla tasca una cordicella rossa, da cui non separa mai (e che appare anche nel film): “La tengo sempre con me, è come il filo della vita. Il cavo per me è quasi un animale vivo, non è un pezzo di acciaio. Mi piace la mia professione perchè quando si collegano due posti si collegano anche le persone, anche quelle nemiche che sono ai due estremi. Ed è meraviglioso”.

Petit ha 66 anni e tanta esperienza, ma dice: “Sto ancora imparando, mi esercito sempre”. E sotto il letto ha una scatola rossa con scritto “Progetti”: “Dentro ci sono foto di cattedrali, montagne e luoghi meravigliosi naturali o costruiti dall’uomo, che sono dei sogni – dichiara – Potrei prendere una foto qualsiasi e mostrarvi ad esempio l’Isola di Pasqua, dove vorrei stendere la mia fune e invitare la popolazione a fare un’esibizione mistica”.

E nel nostro paese, dove “camminerebbe” in aria? “Sono venuto in Italia tante volte ma mai a Roma prima di oggi. Mi piacerebbe esplorare la città e trovare un progetto. Non sono un milionario, di solito aspetto un invito e un assegno, magari dal governo”. Vediamo se qualcuno, qui, è in ascolto…

 

 

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