lunedì, 23 luglio 2018

Una splendida cinquantenne

Una splendida cinquantenne

Roma, 20 ottobre (Francesca Palmieri) – Monica Bellucci senza trucco e senza inganno alla Festa di Roma: la vediamo così nel film Ville-Marie del canadese Guy Edoin, in cui interpreta un’attrice affermata e una madre che ha un rapporto conflittuale con il figlio, che non ha paura di attraversare il dolore e di mostrarsi per quella che è veramente, al naturale, con il viso acqua e sapone, lontana dalla finzione del set.

E’ una splendida cinquantenne, la Bellucci, con una carriera internazionale che cresce – il 5 novembre arriva in sala Spectre e sono ancora in corso le riprese di On the Milky Road di Emir Kusturica – e la voglia di mettersi sempre in gioco, anche prendendo parte a progetti più “piccoli” come questo: “Per me non c’è differenza tra una grossa o una piccola produzione – dice – Il mio lavoro non cambia, è importante avere l’opportunità di lavorare con registi molto diversi tra loro, ma tutti talentuosi. Quando ho letto il copione del film mi sono molto emozionata, il mio ruolo era scritto bene, eclettico, con tante sfaccettature. Ho sentito che avrei potuto divertirmi e ho avuto anche paura e un’attrice ha bisogno di avere sempre paura per eccitarsi. Avevo visto l’opera prima di Edoin, mi piace come dirige gli attori e la naturalezza della recitazione”.

Essere madre anche nella vita l’ha aiutata per il personaggio? “In verità mi ha aiutato parlare con alcune amiche che hanno dei figli maschi adolescenti – risponde – Mi hanno detto che nessun uomo le ha mai fatte soffrire così, ma io ancora non vivo questo, la mia prima figlia ha 11 anni. Ma conosco l’amore di una madre e il suo bisogno di abbandono”. E il suo personaggio lo fa, si abbandona: “Mi piace il momento in cui questa donna si toglie la maschera e la corazza indossate da attrice per nascondere le debolezze, mostrando il coraggio di essere una donna che si spoglia di tutto. E non solo del trucco che noi donne ci leviamo tutte le sere, il vero abbandono è far trasparire il dolore che si vede anche nel viso, negli occhi”. E questo è universale, aggiunge la Bellucci: “E’ interessante il percorso che fa, perchè prima si mostra in un modo, poi cade all’inferno e poi ancora si solleva. Succede a tutti noi, la vita è fatta di cadute e rialzate. Il personaggio non sono io, ma di certo ci sono similitudini. Ho amici e amiche che sono figli e figlie di attori e tutti hanno sofferto, spero che le mie figlie mi vedano come una madre e non come un’attrice. Spero che faranno la loro vita e vivranno la loro realtà, non la mia”.

Accettare e far vedere, senza problemi, i segni del tempo che passa non è da tutte le star. Ma può essere anche un’occasione professionale di crescita, afferma la Bellucci: “La bellezza è un dono che ci è stato dato, non qualcosa di cui essere fieri. Non è un lavoro personale, ma la ricerca invece lo è io la faccio attraverso il mio lavoro e i ruoli che posso sperimentare. Questo, ad esempio, anni fa non avrei potuto farlo e credo che perdere la bellezza della gioventù possa farne acquistare un’altra, da mettere nel cinema e anche nella vita”. Secondo l’attrice, “Non è la fisicità che fa la differenza, ma quello che si esprime e si riesce a far passare. La trasformazione fisica conta fino a un certo punto, il corpo serve per esprimere l’anima. Il corpo invecchia ma l’anima no”.

Il suo corpo, questo è certo, trasmette ancora tanto fascino. Ma come sarebbe una Bellucci comica? Vorrebbe far ridere in un film? “Sì, mi piacerebbe – dichiara – Ma devo trovare una commedia scritta bene, che è difficile. Le cose arrivano al momento giusto, magari tra un anno accadrà, dopo essermi presa un momento di riposo dopo il film di Kustorica”. Registi di commedia, siete avvisati!

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