domenica, 27 settembre 2020

Un vampiro nell’oggi, a New York

Un vampiro nell’oggi, a New York

Roma, 3 novembre (Fr. Palm.) –  Il celebre vampiro di Murnau, il conte Orlok, alias Dracula, viene catapultato nella New York di oggi grazie all’idea artistica e alla “matita” di Andrea Mastrovito, che in NYsferatu lo ha ridisegnato a mano, frame per frame, insieme ai suoi assistenti.

Il film, riadattamento animato del capolavoro del 1922, è stato presentato tra gli Eventi Speciali alla Festa di Roma, dove l’autore italiano, che vive negli USA e ha girato il mondo con le sue personali e installazioni, ha parlato di questo suo coraggioso esordio, realizzato con circa 35.000 disegni in rotoscoping, una tecnica d’animazione in cui vengono ricalcati i fotogrammi di scene reali girate con una telecamera, ottenendo un movimento fluido e vivo che ricorda tra l’altro il “flickering” dei primi anni del cinema muto.

Mentre i personaggi ricalcano movimenti, espressioni, gesti e costumi del film originale, tutto intorno a loro viene sostituito e trasportato nell’America contemporanea, in un incastrarsi di sfondi, nuove scene e didascalie, in cui New York appare di volta in volta come vittima e carnefice.

“Il film di Munrau ha un segno espressionista che rispecchia il mio tratto, ecco uno dei motivi per cui l’ho scelto – spiega Mastrovito – Inoltre, è l’unica opera sui vampiri a cui è stata data un lettura sociopolitica legata alla situazione in Germania dopo la seconda guerra mondiale, un modo per rappresentare la paura del popolo tedesco verso chi veniva dall’esterno. In fondo, è esattamente quello che sta accadendo nel mondo di oggi, che ha paura del diverso e di chi arriva da fuori”.

La figura del vampiro si adatta a varie letture metaforiche: se da un lato l’ombra del Conte Orlok che si allunga per le strade di Manhattan richiama la minaccia terroristica che questa città conosce fin troppo bene, dall’altro il vampiro stesso che si aggira sperduto coi suoi unici averi (la sua bara) per la notturna città desolata, cercando una casa e trovando poi il posto adatto per lui solo a Ellis Island, rappresenta una chiara metafora dell’immigrazione e della fuga per la speranza di una vita migliore.

Il suo debutto, precisa Mastrovito, “parla proprio di questo: mondi differenti che si scontrano, movimenti di popoli, ansia per una colonizzazione inversa, perdita, ricerca e conquista della libertà. Oggi l’Occidente, e soprattutto l’America, vede l’Oriente e la Siria come un coacervo di situazioni conflittuali e come patria dell’Isis, il mostro nero che vive lì, proprio come Nosferatu viveva in Transilvania. Ma la parte spaventosa di Nosferatu è solo la sua ombra, non è lui a fare paura. Chi proietta la sua immagine lo deforma e lo vede come un mostro, lo spaventoso è nel modo in cui noi proiettiamo l’ombra di chi viene da fuori”.

NYsferatu, dunque, si intreccia alla Storia dei nostri giorni, capace di partorire mostri reali ben peggiori del vampiro. Intorno alla paura scatenata dal vampiro ruota uno scenario di sentimenti e personaggi indicativi, come Lady Liberty, che va alla ricerca disperata della libertà, in contrasto con quella della sicurezza, rappresentata da un soldato in missione (di pace?) che trova e lascia solo caos e distruzione che inevitabilmente riporterà indietro, a casa e dentro di sè. E tutt’intorno, sullo sfondo, una città che appare testimone silenziosa e addormentata di questa grande corsa verso – o contro – la libertà.

 

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