lunedì, 18 novembre 2019

Un uomo più forte di tutto

Un uomo più forte di tutto

Roma, 28 ottobre (Fr. Palm.) – Una tragedia da cui ricominciare, per un piccolo uomo dal grande coraggio: la Festa di Roma si emoziona con Stronger di David Gordon Green, sulla storia vera di Jeff Bauman, che a Boston, il 15 aprile 2013, ha perso le gambe a causa di un attentato durante una maratona, a cui aveva partecipato insieme a tante altre persone, senza sapere che da quella giornata in poi la sua vita sarebbe cambiata per sempre. Tra i 280 feriti (tre furono, invece, i morti) c’era anche lui, la cui immagine fece il giro del mondo grazie ad una foto, scattata lì sul posto, quando l’uomo fu soccorso.

Jeff ha raccontato la sua storia in un libro e adesso la guarda traposta al cinema, rivivendola – e rivedendosi – attraverso gli occhi e il volto intenso di Jake Gyllenhaal, che ha restituito sullo schermo tutta la sua forza e la sua voglia di reagire.

Tra lui e l’attore – anche produttore della pellicola, prossimamente in sala con 01 – è nata subito un’intesa speciale, sin dal primo incontro: “Ci siamo visti la prima volta in un ristorante italiano e oggi presentiamo il film a Roma, si è chiuso il cerchio –  afferma Bauman – Il progetto è cresciuto pian piano, ho lavorato all’adattamento del libro, poi c’è stata la fase di ricerca dell’attore e dell’interprete. Jack ha visto molto dentro di me, anche più di quello che gli avevo comunicato”.

Gyllenhaal ha immediatamente (ac)colto l’occasione: “Certe storie arrivano per far apprendere cose su noi stessi – dice – A pagina 4, anche se può suonare strano, ho iniziato a ridere. Mi ha colpito tantissimo la lotta, la resilienza e la resistenza di Jeff, che ha una luce e delle qualità uniche. Ho accettato il ruolo perchè sapevo che avevo tanto da imparare, anche se inizialmente ero intimorito perchè pensavo di non avere le sue caratteristiche. Quando gli ho stretto la mano, mi sono trovato davanti una persona simpatica e gentile e da allora siamo rimasti sempre amici”.

Quali gli insegnamenti tratti da questa conoscenza e da questa esperienza, anche fuori dal set? “La cosa più forte che ho imparato è che bisogna essere forti nei piccoli momenti che ci toccano e ci cambiano, quando qualcuno compare nella nostra vita o noi compariamo in quella altrui. Esserci, non parlare: questo è il succo dei rapporti. E poi, ho anche capito che bisogna trattare chiunque come se avesse un cuore spezzato. E che se Jeff ce l’ha fatta, è possibile riuscirci”.

Qualcuno ha definito Bauman “un eroe”. Lui, però, non condivide: “Non mi piace quel termine, eroe è chi mi ha salvato la vita e chi mi ha sostenuto, nella mia rinascita – precisa –  Ho incontrato molti reduci di guerra e gente che ha vissuto un’episodio comune traumatizzante. Chi va in guerra o è vittima di un attentato prova cose simili, ma chi sopravvive dimostra che si può attraversare un evento così terribile, anche se è doloroso, lungo e difficile. Spero che il film sia visto da chi ha delle disabilità e che le persone capiscano che non sono sole. Bisogna aprirsi agli altri e tendere la mano, ecco il messaggio”.

Secondo Gyllenhaal: “Il mondo sta attraversando un momento complicato e abbiamo bisogno di ascoltare storie sulla vulnerabilità e su come prendersi delle responsabilità verso se stessi. A Jeff è stato portato via tutto in un istante e per anni ha portato il peso di essere un simbolo, ma ha interagito con gli altri e ha avuto la capacità di resistere”.

 

 

 

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