martedì, 29 settembre 2020

Un supereroe tra noi

Un supereroe tra noi

Roma, 5 febbraio (Francesca Palmieri) – Anche Roma, grazie a Gabriele Mainetti, da oggi ha il suo supereroe che indossa una maschera fatta all’uncinetto e con la sua forza sovrumana aiuta chi è in difficoltà: dopo il successo, qualche mese fa, alla Festa di Roma, esce dal 25 febbraio con Lucky Red Lo chiamavano Jeeg Robot, opera prima a metà strada tra cinema di genere e commedia d’autore, protagonisti Claudio Santamaria, Luca Marinelli e Ilenia Pastorelli.

Mainetti, già autore di corti apprezzati in tanti festival e premiati – anche dal SNGCI, come Basette e Tiger boy – finalmente, dopo vari anni d’attesa, vede approdare in sala il suo esordio, che si è autoprodotto con l’aiuto di Rai Cinema. A firmare la sceneggiatura, Nicola Guaglianone e Menotti, che hanno dato vita “a una storia d’amore con un antagonista, che diventa una favola urbana sui superpoteri – afferma il regista – Ma c’è anche tanto altro, nel genere siamo entrati in punta di piedi e il progetto non va ridotto a un tentativo di imitazione dei film dei supereroi americani, che in Italia non potremmo mai fare non avendo nè i mezzi, né i fondi”.

Passare da delinquente a supereroe riscattandosi grazie all’apertura e all’incontro umano: ecco ciò che accade sullo schermo a Enzo Ceccotti, un criminale di borgata schivo e solitario che un giorno, per scappare da alcuni uomini che lo inseguono, si nasconde tuffandosi nel Tevere. Dal quel momento la sua spenta esistenza cambia: dopo essere entrato in contatto con una sostanza radioattiva presente nel fiume, scoprirà di avere una forza incredibile che gli fa spaccare porte, staccare e piegare termosifoni e spostare mobili pesanti con il minimo sforzo. Il primo pensiero è di sfruttare questo dono per continuare a rubare e delinquere, ma il destino gli fa conoscere Alessia, che dopo alcuni traumi si è barricata in un mondo tutto suo, come fosse tornata una bambina che sogna un vestito da principessa ed è una grande appassionata di cartoon giapponesi. E quando vedrà in azione Enzo, capace di proteggerla e difenderla da chi vuole farle del male, non ha dubbi: ha davanti Iroshi, il suo eroe preferito…

“Io e gli sceneggiatori siamo cresciuti con la trasmissione ‘Bim Bum Bam’ che ci ha fatto da balia – dice Mainetti – E’ vero che abbiamo studiato cinema, ma alla fine per il film abbiamo pescato quello che ci emozionava di più, nel profondo, come quel periodo d’infanzia che appariva anche in Basette“.

Enzo non indossa costumi elaborati o tute come Batman, per scelta: “Volevamo qualcosa di più semplice e meno raffinato, portare a casa nostra qualcosa di diverso rispetto alle opere americane – precisa il regista – Il supereroe nasce soltanto nell’ultima inquadratura, dopo un percorso catartico del protagonista”.

Come è stato girare il primo lungometraggio? “Ricordo il set come il periodo più bello della mia vita anche se avevo paura e ho rischiato spesso l’infarto, anche in veste di produttore – risponde – Non ho avuto grosse difficoltà, ma mi sentivo come in uno zoo di vetro in cui dovevo muovermi con cautela per prendere lo spettatore per mano dargli personaggi veri e credibili, messi in un contesto assurdo. Di solito nei film di genere sono tutti buoni o tutti cattivi, ma qui quello che sembrava il cattivo diventa buono e il cattivo è in realtà un villain pieno di fragilità, che vuole mettersi in vetrina perchè oggi non esisti se non appari nei social”.

La vicenda è ambientata nella periferia della capitale, a Tor Bella Monaca, ma la storia esce dai confini: “La realtà è quel microcosmo, ma il respiro è più ampio – sottolinea Mainetti – Questo è un film per tutti e per essere visto era importante che parlasse di noi e del nostro presente. Un film di genere, per essere riuscito, deve essere sensibile ai problemi del contemporaneo, altrimenti parlerebbe solo a dei fanatici, chiudendo il target”.

Santamaria racconta come è stato trasformarsi in Enzo/Jeeg Robot: “Sono ingrassato 20 chili perchè Gabriele voleva che il personaggio fosse piazzato e assomigliasse ad un orso e così, io che di natura sono dinoccolato, sono dovuto diventare fermo e pesante. Ma il cambiamento non è stato solo fisico, abbiamo lavorato anche sul suo modo di parlare e di percepire se stesso e il mondo. Enzo si considera una nullità, sopravvive di piccoli furti aspettando il suo turno per morire, vedendo film porno e mangiando solo budini, cioè zuccheri. Non è solo una scatola, ha un’umanità molto forte dietro la corazza che pian piano viene scalfita dalla gioia che porta il personaggio femminile”.

Suo antagonista, è il personaggio interpretato da Marinelli, un cantante fallito che ha messo in piedi una banda di criminali, con manie di grandezza e un’ossessione per la visibilità e l’essere considerato, che come aspetto può ricordare Joker. Si è ispirato a lui? “Sì e no – dichiara l’attore – Dato che ama la musica, ho pensato a David Bowie e ad Anna Oxa, di cui canta anche una canzone, in una scena. Mi affascinava questo ruolo problematico che mi ha ricordato l’assassino de Il silenzio degli innocenti, che mi aveva tanto colpito”.

Inevitabile, infine, la curiosità su un eventuale sequel: “Ci penseremo, ma ancora prima conta che questo film vada bene”, conclude Mainetti. E le buone premesse ci sono tutte…

 

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