sabato, 29 aprile 2017

Un re (e il mondo) allo sbando

Un re (e il mondo) allo sbando

Roma, 1 febbraio (fr. Pierl) – Il monarca del Belgio che con il suo seguito pur di tornare a casa, prende una ‘carretta del mare’, come i profughi. E’ una delle immagini tragicomiche di  Un re allo sbando,   il mockumentary (finto documentario)/commedia on the road di Jessica Woodworth e Peter Brosens che dopo il successo a Venezia in Orizzonti, arriva in Italia il 9 febbraio (con alcune anteprime il giorno prima) in 40 copie con Officine Ubu.

”Prima avevamo sempre fatto film più cupi – spiega in un italiano fluente, oggi a Roma, la regista, vincitrice con il marito nel 2006 del Leone del Futuro a Venezia con Khadak – ma crediamo che la tragedia e la commedia siano vicinissimi”. L’idea per Un re allo sbando ”ci è venuta tra il 2010 e il 2011, quando è scoppiata la crisi politica in Belgio, che ha lasciato il Paese senza governo per 589 giorni. E ci ha ispirato una storia vera, quella del primo ministro dell’Estonia, che dopo essere rimasto bloccato in Turchia dall’eruzione del vulcano islandese Eyjafjoll (la nube di cenere paralizzò buona parte del traffico aereo, ndr), tornò nel suo Paese attraversando i Balcani in autobus, senza protocollo e senza sicurezza’. Un lieve riferimento c’è anche al vero re del Belgio, Filippo: ”Vive in una realtà estremamente controllata… ed un un po’ maldestro”. Ma ha visto il film? ”Penso di si, ma no comment da parte sua”. Non c’è però nella storia nessun intento antimonarchico: ”In Belgio i reali sono molto amati e necessari, perché uniscono il Paese… non abbiamo un’unica lingua e non bastano la birra e il calcio. L’unica perplessità è sul costo altissimo di questa istituzione”.

he cerca di tornare Il Belgio vive un periodo molto triste, con la presenza degli estremisti. L”Europa e il mondo sembrano allo sbando ed entriamo in una fase molto pericolosa, soprattutto con Trump che è una disgrazia, perché non merita il posto che ha. Io sono americana ma non ho votato per lui. Di fronte a questa crisi mondiale, non bisogna arrendersi, è il momento di fare satira”. Lo dice in un italiano fluente, Jessica Woodworth, che insieme al marito Peter Brosens ha diretto

Protagonista della storia è Nicolas III (Peter Van Den Begin), re del Belgio in crisi d’identità e oppresso dal protocollo, che durante una visita di Stato in Turchia, viene a sapere che il suo Paese è entrato in crisi perché la Vallonia ha appena chiesto l’indipendenza. Visto che un’improvvisa tempesta solare ha bloccato i voli e le comunicazioni, l’unico modo che il monarca trova per tornare a casa è imbarcarsi con il suo seguito e il regista inglese (Pieter Van Der Houwen) che sta girando un documentario su di lui, in un folle viaggio attraverso l’Europa. Tra un mezzo di fortuna e l”altro (autobus, pullmini scassati e anche una carretta del mare, come i profughi) passano per Bulgaria, Serbia, Montenegro, Albania, trovando l’aiuto, fra gli altri, del gruppo folk femminile delle Sirene del mar nero, i mascherati kukeri, un gruppo di ciechi e un ex cecchino serbo. Un percorso tragicomico per il re, e non solo, di scoperte personali e sul rapporto con la vita reale.

Nonostante ”non sia un film politico”, di paralleli con l’attualità ce ne sono tanti, dalla Brexit a Trump: ”Il senso della storia è che dobbiamo comunicare, non possiamo lasciare che la paura e l’odio marchino i giovani. Abbiamo delle cicatrici ma dobbiamo andare avanti, perché lo spirito umano è più forte di tutto”. Il viaggio del re comunque non è finito: i due registi stanno già scrivendo il sequel (riprese probabilmente nel 2018), che si intitolerà Archipelago: ”Ci sarà un umorismo più feroce, mordace, perché parleremo dell’estrema destra. Viviamo in un’epoca di dittatori e la nostra arma principale, da cineasti, è la commedia”.  Il Belgio, aggiunge ”vive un periodo molto triste, con la presenza degli estremisti. L”Europa e il mondo sembrano allo sbando ed entriamo in una fase molto pericolosa, soprattutto con Trump che è una disgrazia, perché non merita il posto che ha. Io sono americana ma non ho votato per lui. Di fronte a questa crisi mondiale, non bisogna arrendersi, è il momento di fare satira”.

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