lunedì, 5 dicembre 2016

Un Papa diverso (e umano)

Un Papa diverso (e umano)

Roma, 10 ottobre (Fr. Palm.) – La Mostra di Venezia aveva già avuto un assaggio del Papa anticonvenzionale e tormentato di Paolo Sorrentino e adesso anche l’attesa di tutto il pubblico sta finendo: dal 21 ottobre, The young Pope arriva su Sky Atlantic e (ci) porta nelle stanze e nei giardini del Vaticano, tra i dubbi e le contraddizioni di Lenny Belardo, alias Pio XIII, che ha il volto e lo sguardo di Jude Law.

La serie – composta da 10 episodi – è interpretata, tra gli altri, anche da Diane Keaton, Silvio Orlando, Scott Shepherd, Cécile de France, Javier Cámara, Ludivine Sagnier, Tony Bertorelli e James Cromwell. A produrla, Sky, HBO e Canal+. Cinque i paesi in cui arriverà: oltre al nostro, sarà trasmessa nel Regno Unito, in Germania, in Irlanda e in Austria. In Francia, sarà su Canal+.

Con la sua tunica bianca, le sue scarpe rosse (e le sue infradito), le sue sigarette e i suoi sogni agitati, sullo schermo Pio XIII è il primo Papa americano della storia, un uomo scaltro e ingenuo, ironico e pedante, antico e modernissimo, dubbioso e risoluto, addolorato e spietato, pronto ad attraversare il lungo fiume della solitudine per trovare un Dio da regalare agli uomini. E a se stesso. Non senza passare attraverso dubbi, ferite del passato, domande. E qualche provocazione.

A proposito di provocazioni e di eventuali polemiche, Sorrentino chiarisce: “A voi la serie sembra provocatoria, ma io so come va a finire. Se avrete la pazienza e la voglia di vedere tutte le puntate, capirete. L’intenzione era trattare l’argomento in modo diverso, perchè di solito il clero viene rappresentato per la sua malvagità, come fanno gli americani, o per la sua infallibilità. Mostriamo il Papa per quello che è, un essere umano tra gli umani, con limiti, capacità e incapacità. Nessuno lo aveva mai descritto così, noi speriamo di esserci riusciti. Ci ha mosso l’urgenza di capire, anche in maniera critica, ma non la provocazione tout court”.

Lenny Belardo appare inedito perchè tende a nascondersi, invece che puntare sulla sua immagine: “Oggi si è perso il senso del mistero, tutti si svelano – spiega Sorrentino – Lui è un Papa moderno ma crede che alimentare il mistero e rendersi inaccessibile sia una strategia che porta successo. La serie gioca su questa scommessa, agire così suscita interesse o rifiuto?”.

La parola è passata a Law, che si è regalato completamente al personaggio: “Il primo istinto è stato cercare di capire e studiare la storia del Vaticano e dei diversi papi – racconta – Quando mi sono accorto dell’enormità del materiale e dell’impegno, ho avuto un’iniziale reazione di panico ma poi la seconda consapevolezza è stata che avrei trovato un’indicazione chiara solo affidandomi a Paolo. Mi sono fatto guidare dalla sua regia e dalla sceneggiatura, molto precisa, per fare un uomo credibile, che a 47 anni arriva al papato stabilendo regole di comportamento e giocando la sua partita, lasciando gli altri a interrogarsi su cosa gli stia passando per la testa”.

Fisicamente, aggiunge, ha scelto “un’impostazione minimalista per i gesti, che grazie all’essenzialità potevano avere più potenza”, mentre dell’interiorità di Lenny ha cercato “non di capire le sue contraddizioni, ma di interpretarle. Mi ha colpito come si può cambiare, l’evoluzione che può fare un uomo”. E sul rapporto con Sorrentino, chiosa: “Mi piace perchè unisce l’estetica al cuore e un attore è il ponte tra queste due cose. Il mio compito era capire cosa voleva e soddisfarlo”.

 

 

 

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