martedì, 26 settembre 2017

Un on the road sulla paternità

Un on the road sulla paternità

Roma, 28 febbraio (Fr. Palm.) – Due solitudini che s’incontrano e si fondono, scambiandosi parti di sè, lottando contro la precarietà affettiva, in cerca di un futuro e di un posto nel mondo: Fabio Mollo ce le mostra ne Il padre d’Italia, storia on the road da Torino al Sud di due anime in viaggio verso l’età adulta, nel delicato passaggio di crescita in cui da figli si diventa genitori.

Protagonisti del film – prodotto da Donatella Botti con Rai Cinema, in sala dal 9 marzo con Good Film – sono Luca Marinelli e Isabella Ragonese: lui interpreta Paolo, un 30enne omosessuale schivo e solitario, che aveva un compagno ma non si è sentito pronto a costruire una famiglia e impegnarsi più profondamente; lei è Mia, stravagante ed esuberante, incinta di sei mesi, ragazza problematica ma piena di vitalità. I loro destini si uniscono per caso una notte e i loro caratteri, proprio perchè così diversi, si agganciano subito. Paolo inizia, mosso dall’istinto, a prendersi cura di Mia, accompagnandola dal padre di suo figlio ed entrando sempre di più nella sua vita. Contagiandosi, sporcandosi le mani di vita, di follia, di colore. E di speranza. Accarezzando quel sogno da cui era sfuggito: fare il genitore, costruire qualcosa e avere la famiglia che non ha mai avuto. Sarà possibile?

Fabio Mollo, che con la macchina da presa si avvicina tantissimo ai due personaggi, con uno stile alla Dolan, spiega così il cuore del suo film: “Ne Il sud è niente la paternità era affrontata dal punto di vista della figlia, mentre qui da quello del genitore. Volevo raccontare quando si smette di essere figlio e si prova a essere genitore, nonostante la precarietà, che è economica, professionale ma anche emotiva. Paolo e Mia sono precari, anche se in modo diverso. Lui vive in disparte come se non meritasse di essere felice, lei è esplosiva e lui si lascerà investire, in un viaggio che lo porta a confrontarsi con la paternità, che aveva rimosso, perché omosessuale, e che vedeva contro natura. Questa non è una storia sulla biologia o sulla religione, ma sull’amore che supera vincoli e barriere”.

Molto importante è stato il lavoro con gli attori: “Ho da sempre immaginato il film su due attori – dice Mollo, che ha scritto la sceneggiatura con Josella Porto – Quando ho avuto l’opportunità di incontrare Luca e Isabella, che ho pedinato abbastanza prima di convincerli ad accettare la parte, è stato bellissimo vedere come il mio desiderio si stava realizzando. Abbiamo lavorato a lungo, circa 1 anno, per prepararci e molto è stato fatto anche sul set. Abbiamo dato vita ai personaggi scena per scena, battuta per battuta, nulla è mai stato scontato, ogni passaggio emotivo e ogni incontro tra loro è stato discusso, vissuto e anche cambiato. Non volevamo giudicare i personaggi, che abbiamo messo a confronto anche con la famiglia tradizionale, quella di Mia, da cui lei si sente esclusa, mentre lui vorrebbe farne parte perché è cresciuto in un orfanotrofio”.

Come mai la scelta del viaggio? “L’on the road era un elemento importante – sottolinea il regista, che dice di aver guardato a Una giornata particolare di Scola e a Il ladro di bambini di Amelio, come ispirazione – Io considero le storie d’amore come un viaggio e quindi, qui, ci doveva essere, perchè in scena ci sono due sconosciuti che sono vicini in momento della loro vita molto toccante per entrambi. Attraversano l’Italia in modo geografico ma anche emotivo e sociale e man mano che arrivano al Sud i personaggi si spogliano non solo per il caldo, ma anche della corazza e del dogma. E si lasciano andare alla vita, soprattutto Paolo che vive in modo fermo e castrante, capendo che la vita è più forte di quello che crede e che quando c’è una nuova vita che sta nascendo, l’amore vince”.

Secondo Isabella Ragonese, “E’ difficile pensare i due personaggi singolarmente. Ed è bellissimo che siano estranei, perchè con gli sconosciuti si svelano cose di noi più profonde. Tra loro scatta un colpo di fulmine, un corto circuito che avviene nel momento giusto, si riconoscono in modo animale. Mi piace pensare che Mia, che ha la testa piena di pensieri strani, faccia scoprire la bellezza dell’animo di Paolo e la sua bontà, perchè ha visto qualcosa oltre la sua rigidità. Si completano, lei ha quello che lui non ha. E’ il viaggio di due angeli custodi”.

Marinelli ha creduto subito nel progetto: “Nella sceneggiatura ho trovato tante esplosioni emotive e un tema trattato nel nostro paese in modo nuovo, con grazia – dichiara – La storia parla di omosessualità ma anche di tanto altro, come l’amore verso se stessi, le persone e la vita. La vita, in fondo, è l’amore che si crea rispettando se stessi”.

 

 

 

 

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