lunedì, 26 giugno 2017

Un libro su Elvira Notari

Un libro su Elvira Notari

Roma, 11 gennaio (Romano Milani) – Nei primi tre decenni del novecento Elvira Notari, nata Maria Elvira Giuseppa Coda nel 1875, è stata la donna più importante del cinema italiano. Non solo è stata la prima regista, ma dei suoi film è stata anche autrice e produttrice con a fianco il marito Nicola – di cui prese il cognome con cui è passata alla storia –  un pittore specializzato nella coloritura delle pellicole fotografiche. A Napoli, dove lei si era trasferita dalla natia Salerno, i coniugi fondarono la casa di produzione Film Dora, realizzando prima documentari e cortometraggi e poi anche lungometraggi, tratti quasi sempre da romanzi popolari, fatti realmente accaduti o canzoni napoletane di successo. Della loro sterminata produzione, un centinaio di documentari e cortometraggi e sessanta film,  di questi ultimi, integri, purtroppo ne sono rimasti solo tre: ‘A Santanotte, E’ piccerella e Fantasia ‘e surdato.

Titoli e soggetti che per quanto era forte il richiamo per il pubblico, altrettanta  ostilità scatenarono nel regime fascista impadronitosi del potere nel 1922. Storie ambientate nei bassi napoletani, tra “guappi”, “malamente”, “scugnizzi” e “femmene” insofferenti alle regole sociali, fortemente erotiche e quindi sovente bersaglio della censura perché all’antitesi dei modelli che Mussolini imponeva alla donna italiana. Un successo, quello dei film scritti, diretti e prodotti da Elvira Notari che arrivò perfino in America lanciati come colossi della cinematografia italiana di cui sembravano avere i connotati nonostante la povertà dei mezzi abilmente sfruttati con il marito Nicola alla macchina da presa, Elvira alla regia e il figlioletto Eduardo in scena. Un’avventura conclusasi nel 1930 con l’avvento del sonoro e la centralizzazione a Roma da parte di Mussolini “dell’arma più forte”, la cinematografia.

Nei 70 anni che sono passati dalla morte di Elvira Notari, una settimana prima del Natale 1946, non sono state molte le occasioni in cui se ne è parlato. Una femminista storica sua conterranea, Lina Mangiacapre, nel 1987 le intitolò un premio che veniva assegnato alla Mostrta del cinema di Venezia e scomparso con la sua fondatrice dopo il 2002. A riaccendere i riflettori arriva un libro di Chiara Ricci dal titolo emblematico Il cinema in penombra di Elvira Notari  (Ed. Lfa Publisher di Lello Lucignano) in cui l’autrice ripercorre la vita, lo sguardo e le opere della prima produttrice e regista italiana analizzati in rapporto alla sua storia, alla società e alla cultura del suo tempo. “Ma si entrerà anche in contatto – tiene a sottolineare Chiara Ricci  – con le donne più o meno coetanee della Notari che hanno reso grande il loro tempo e la cultura: Diane Karenne, fuggita dalla Prussia e rifugiatasi a Torino e da qui a Roma dove colse il successo: prima diva regista di se stessa e anche sceneggiatrice, produttrice, pittrice, musicista, poetessa; Matilde Serao che può vantare anche lei un primato: è stata la prima donna a dirigere un quotidiano, Il Mattino  da lei stessa fondato a Napoli nel 1892 con il marito Edoardo Scarfoglio; la poetessa Sibilla Aleramo antesignana del femminismo che in seguito abbandonò dopo aver diretto il settimanale socialista L’italia femminile cui seguì un’attiva partecipazione al fascismo tramontata dopo la seconda guerra e definitivamente rinnegata con l’iscrizione al Partito comunista di cui fu fervente attivista.

Chiara Ricci, nel suo libro, dà, ovviamente, ampio spazio all’analisi dei tre film rimasti della regista confrontandoli con opere cinematografiche più “moderne” e con le opere d’arte (scultoree e pittoriche) cui fanno riferimento. Non può naturalmente mancare la musica: la parola chiave di tutta la filmografia notariana sottolineandone i temi scelti ed enfatizzati attraverso i fotogrammi.  “L’intento del mio lavoro – conclude Chiara Ricci –  è quello di rinvigorire la memoria di una donna passata alla storia, non solo del cinema, che ha saputo creare un impero giunto sino alla comunità italiana negli Stati Uniti a cavallo tra gli anni Dieci e Venti. Ma non solo: vuole essere anche omaggio a una donna che non ha mancato di interpretare nella vita tutti i ruoli ad essa richiesti: madre, moglie, lavoratrice, imprenditrice… senza mai venir meno a nulla e rimanendo sempre fedele a sé e alle proprie origini”.

Nonostante il grande successo di pubblico, il cinema della Notari si scontrò, tuttavia, con una combinazione di fattori fortemente avversi: le ambientazioni nei bassifondi e il modo di rappresentare la realtà la resero infatti invisa al nascente regime fascista. Le singolari figure delle sue eroine dei bassifondi sono protagoniste di opere di volta in volta viscerali e fortemente erotiche: folli, violente, insofferenti alle regole sociali a cui avrebbero dovuto conformarsi, i personaggi femminili dei film di Elvira Notari si scontravano con una critica cinematografica improntata a una visione sessista e patriarcale della società, dominata da personalità maschili[4]. Inoltre, l’interesse del fascismo allo strumento cinematografico portò a una centralizzazione della produzione a Roma che marginalizzò l’industria cinematografica meridionale e anche (seppur in minor misura) quella settentrionale[4]. Infine, la domanda di kolossal e superproduzioni mise in ombra la narrazione realistica di storie tipiche dei film della Notari. Molto spesso i suoi film incapparono anche negli strali della censura cinematografica, alcuni suoi film furono infatti considerati anti-nazionalisti e si videro negare la possibilità di essere esportati negli Stati Uniti, anche se a volte riuscirono a circolare clandestinamente nella comunità newyorkese degli emigrati di Little Italy. Negli ultimi due anni della carriera, Elvira Notari, sotto l’influsso di prodotti del cinema statunitense, si cimentò nel realizzare due prodotti (Napoli terra d’amore, del 1928, e Napoli sirena della canzone del 1929) ambientati in una cornice sociale alto-borghese, alieni da ogni forma di moralismo e ricchi di innovazioni linguistiche.

Infine, la Dora Film chiuse tutte le sue attività di produzione nel 1930, a causa dell’impossibilità di sostenere i sempre più alti costi finanziari per la produzione di un film dovuti all’avvento del cinema sonoro. Fu per questo trasformata in una casa di distribuzione cinematografica. Il figlio della coppia, Eduardo Notari, tentò la fortuna, come attore, in Inghilterra ma non riuscì ad avere successo e poco dopo tornò in Italia. Nel 1940 la Notari, assieme al marito Nicola, si ritirò a Cava de’ Tirreni, dove poi morì il 17 dicembre del 1946. Buona parte del materiale fotografico e cinematografico appartenuto alla Notari è stato ceduto dagli eredi, nel 1998, al Museo internazionale del cinema e dello spettacolo (MICS) di Roma.

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