venerdì, 18 agosto 2017

Un dolore da attraversare

Un dolore da attraversare

Roma, 9 giugno – Sogno, amore e perdita sono al centro di The habit of beauty di Mirko Pincelli, protagonisti Francesca Neri e Vincenzo Amato, affiancati, tra gli altri, da Nico Mirallegro, Elena Cotta, Luca Lionello, Noel Clarke, Kierston Wareing e Nick Moran.  Il film, una coproduzione Italia-Gran Bretagna (Enrico Tessarin e Mirko Pincelli, con Cristiano Bortone), esce il 22 giugno con Euro Pictures.

Elena ed Ernesto Amato sono una coppia che ha subito un forte trauma: la tragica morte, a causa di un incidente sulle montagne del Trentino, del figlio Carlo. È l’inizio di un percorso intimo e doloroso, diverso per ognuno dei due. Tre anni dopo l’incidente, Ernesto scopre di avere una malattia terminale e cerca di ricongiungersi con la ex moglie Elena. Lui fa il fotografo, lei è una gallerista di successo e quando Ernesto le propone di organizzare una mostra con le sue opera, non dicendole che sarà la sua ultima occasione, la donna accetta. Ed è così che incontra Ian, un problematico ragazzo, pupillo di Ernesto, che si improvvisa suo assistente. Con il tempo, si crea nuovamente un equilibrio familiare e i due capiscono che aiutare Ian ad uscire dalla sua vita difficile è l’unico modo per superare il loro immenso dolore. All’inaugurazione della mostra, a sorpresa, Ernesto non si presenta e sparisce ma Elena intuisce che, per la prima volta dalla morte del figlio, è tornato in Italia, la loro terra, dove ancora vivono le famiglie, l’unico luogo in cui ricostruire i legami con il passato e con la propria identità.

Per il regista è l’esordio nel lungometraggio: “Dopo tre documentari, volevo realizzare un film molto personale – afferma – Con Enrico Tessarin volevamo scrivere e produrre un film su dei temi che sentivamo sulla nostra pelle, raccontandoli senza compromessi. Siamo partiti dal rapporto di amore-odio che abbiamo con Londra, città piena di follia e contrasti, come un’incarnazione del ‘male di vivere’ del giorno d’oggi. Come Ian ho trovato la mia salvezza grazie al sostegno della famiglia e la passione che condivido con mio padre: la fotografia. È quasi diventata un’ossessione e mi ha dato la forza di fare qualcosa di diverso, creato dal nulla”.

Pincelli, che ha abitato a Londra per oltre dieci anni, riflette sulla piega che ha preso la nostra società: “Sono affascinato dal modo in cui ci spinge a conformarci e ci fa scendere a compromessi, facendoci concentrare più su quello che sembriamo e appariamo invece di chi siamo veramente. Questo, per me, è il problema che i protagonisti del film devono affrontare, perchè tutti hanno vissuto creandosi un’immagine di successo, una posizione sociale che li definisca come professionisti e come persone. Ma hanno sacrificato tutto il resto, la famiglia, l’amore, le relazioni e anche l’etica. E neanche la morte del proprio figlio interrompe questa ossessione per la carriera e il successo”.

Il dolore, come spesso capita, fa acquisire consapevolezza: “Attraverso la dolorosa comprensione della loro fragilità, scoprono il legame che li unisce – aggiunge il regista – Capiscono che le relazioni personali e il calore umano di una famiglia sono ciò che davvero gli manca e il mio obiettivo principale è stato catturare visivamente i momenti più privati ed esplorare i sentimenti profondi di un gruppo di personaggi eterogenei. Volevo rappresentare le diversità e le somiglianze nelle loro aspirazioni e nei loro bisogni. Alla fine di questo film non ci saranno vincitori e perdenti, ma ci saranno persone che hanno imparato a conoscere l’essenza stessa della propria vita”.

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