lunedì, 5 dicembre 2016

Un amore che libera

Un amore che libera

Roma, 8 novembre – Dopo il debutto alla scorsa Mostra di Venezia, anche il pubblico conoscerà l’amore forte e imprevisto nato tra la testimone di Geova Giulia (Sara Serraiocco) e Libero (Michele Riondino), al centro dell’opera prima La ragazza del mondo di Marco Danieli: il film – che al Lido era stato presentato alle Giornate degli Autori e aveva vinto, tra i vari riconoscimenti, anche il Premio Pasinetti, assegnato dal SNGCI alla coppia di protagonisti – arriva in sala dal 10 novembre, distribuito da Bolero.

Prodotto da CSC Production con Rai Cinema (e in coproduzione con Barbary Films), prende spunto da una vicenda reale, mescolata e rielaborata con altre testimonianze di persone “fuoriuscite” dal movimento, che prevede rigore e regole rigide. Giulia vive chiusa proprio in quel microcosmo antico e sospeso, fatto di testi sacri e idee radicali, che escludono con ferocia chi non vi appartiene. Libero, invece, conduce “la vita di tutti gli altri”, di chi sbaglia, di chi si arrangia cercando un’altra possibilità e di chi ama senza condizioni. Quando i due si incontrano ed esplode un grande amore, la ragazza scopre di poter avere un altro destino, lontano dalle barriere dei testimoni di Geova. E tutto da scegliere, stringendo in mano il dono più importante: la libertà di appartenere a un mondo nuovo e luminoso.

Danieli, che ha firmato la sceneggiatura con Antonio Manca, racconta di non aver puntato il dito, ma, anzi, di aver voluto “Smitizzare alcuni elementi negativi che vengono attribuiti ai Testimoni di Geova. E’ vero, però, che ci sono aspetti controversi, come l’ostracismo verso i fuoriusciti, una chiusura che arriva a toglierti il saluto da un giorno all’altro e che può rappresentare una forma di violenza psicologica”.

La vicenda parte “dall’esperienza reale, che abbiamo romanzato, di una donna che è uscita da quel mondo proprio per essersi innamorata di una persona ‘esterna’. Questa, ci hanno detto altri ex componenti, è una delle motivazioni più comune per andarsene. E chi se ne va, prova un notevole spaesamento, perchè non si smette immediatamente di essere un testimone di Geova, sotto c’è una cultura che rimane”.

Inizialmente, il film doveva essere un documentario, spiega poi Danieli: “Con questo intento, abbiamo frequentato per un po’ un loro luogo di culto, una sala del Regno, come la chiamano, avvertendoli sul perchè eravamo lì. Ci hanno accolto in maniera assolutamente calorosa e con curiosità, senza nessuna chiusura o timore”.

Il suo lavoro, ribadisce il regista,”Non vuole essere di denuncia, ma un racconto realistico di formazione attraverso una storia d’amore molto forte. E va ricordato che i Testimoni di Geova non c’entrano niente con il fondamentalismo. Sarebbe più giusto accostarli alle correnti ortodosse e non violente di altre religioni”.

Pippo Delbono, che fa parte del cast e interpreta uno degli Anziani della comunità, concorda: “Non c’è nessun intento di demonizzare i Testimoni di Geova e Marco ha capito subito che volevo mostrare l’umanità del mio personaggio”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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