mercoledì, 30 settembre 2020

Tutto può succedere (in famiglia)

Tutto può succedere (in famiglia)

Roma, 18 dicembre (Fr. Palm.) – E’ una famiglia molto cinematografica quella al centro della fiction di Rai 1 “Tutto può succedere”: dietro la macchina da presa c’è Lucio Pellegrini, che ha diretto, tra gli altri, Pietro Sermonti, Maya Sansa, Licia Maglietta, Giorgio Colangeli, Ana Caterina Morariu, Camilla Filippi e Alessandro Tiberi. A produrre la fiction – in onda dal 27 dicembre, divisa in 26 episodi di 50 minuti – insieme alla Rai c’è la Cattleya di Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini e Marco Chimenz. Le musiche sono firmate da Paolo Buonvino, che ha collaborato con i Negramaro per la sigla omonima.

Remake della serie tv americana “Parenthood” di Jason Katims, “Tutto può succedere” ha per protagonista la famiglia Ferraro, composta da due genitori che hanno quattro figli (due maschi e due femmine), ognuno, a sua volta, con la propria famiglia e la loro storia. C’è Alessandro (Sermonti), il fratello saggio e responsabile, sposato, con un figlio problematico affetto dalla sindrome di Asperger; c’è Sara (Sansa), che è rimasta sola con due figli adolescenti dopo la fine del suo matrimonio e da Genova è tornata a vivere a Roma a casa dei genitori, dovendo ricostruire da zero la sua vita; c’è Giulia (Morariu), avvocato benestante di successo, sposata, con una figlia che però vede poco e si è legata soprattutto al padre; c’è il 35enne Carlo (Tiberi), considerato l’immaturo della famiglia, che gestisce un locale musicale e ha una fidanzata che vorrebbe un figlio, senza sapere che lui un figlio lo ha già avuto, da una donna che torna dal passato e gli annuncia all’improvviso la sua paternità. I genitori sono Ettore (Colangeli), ex sportivo, presente (anche troppo…) e un po’ ingombrante, e Emma (Maglietta), che ha un rapporto speciale con i suoi figli, che sa capire al volo, anche con un semplice sguardo.

Pellegrini non aveva mai girato una serie tv così lunga: “Non mi ero mai confrontato con così tante puntate ma ho accettato la proposta di Rai Fiction e di Cattleya perchè questa fiction ha qualcosa di speciale – dice – Ha un livello di scrittura altissimo e uno sguardo realistico sul presente, senza alcun tipo di astrazione o di forzatura drammaturgica. Mette in discussione le regole del genere ‘family’ italiano, immergendolo nella contemporaneità”.

L’aspetto più complesso, aggiunge, “era trovare verità all’interno della famiglia e quindi credibilità. Per questo servivano degli attori che interpretassero con naturalezza sia il dramma, sia la commedia, mescolando i toni e rappresentando la vita così come è veramente. Tutto il cast è fortissimo, anche per quanto riguarda i giovani emergenti, anche se non è stato facile girare in alcuni momenti anche con 16 attori, tutti intorno a un tavolo, cercando profondità per ogni personaggio”.

 

Leggi anche