domenica, 11 dicembre 2016

Tutti Crazy for football

Tutti Crazy for football

Roma, 16 ottobre (Fr. Pierl con servizio video di Stefano Amadio) – Dodici anni fa, Volfango de Biasi aveva realizzato ‘Matti per il calcio’, un documentario nel quale aveva raccontato una squadra di pazienti psichiatrici. Nel 2016 torna sul tema con Crazy for Football, che racconta, seguendo la nascita della nazionale italiana e la trasferta nel Sol Levante, dove si è svolto a febbraio il primo Campionato mondiale di calcio a cinque per persone affette da disturbi mentali, The World Craziest Cup.
‘Le persone con un disturbo psichiatrico sono belle da lontano, ma da vicino sono ‘pericolose’ perché ci accorgiamo di quanto ci assomiglino, e allora alziamo una barriera. Noi quella barriera dobbiamo abbatterla” spiega Santo Rullo, presidente dell’Associazione Italiana di Psichiatria Sociale, che è stato fra gli ideatori del campionato mondiale.
Per De Biasi, ‘Crazy for football (che sarà in sala a febbraio con Luce Cinecittà) è un film politico inteso nel senso della polis. Speriamo riesca ad attirare l’attenzione delle istituzioni ma anche fondi, che aiutino l’iniziativa ad andare avanti, in vista della seconda edizione dei Mondiali, che sarà a Roma nel 2018”. Sui risultati al Mondiale, un quadrilatero giocato con la nazionale giapponese, l’Osaka team e il Perù, lasciamo la sorpresa. Il film comunque entra anche nei mondi dei novelli calciatori, da Sandrone, ex poliziotto che è stato nella scorta di Cossiga, a Ruben, caduto in depressione dopo un grave incidente sul capitato al padre.
A far diventare questi ragazzi una squadra ci hanno pensato il mister Enrico Zanchini (ex giocatore di calcio a 5 in serie A1) e l’ex pugile campione mondiale Vincenzo Cantatore. In sala oggi ci sono anche i giocatori, emozionati ma professionali nella loro divisa blu della nazionale. ”Per me il momento più bello è stato cantare l’inno’ spiega Silvio. ”Stare con tutti loro, mi ha fatto stare bene anche qui dentro ed è la cosa più importante” aggiunge indicando la testa, Christian. Per Cantatore ”il documentario mostra cosa può fare lo sport come disciplina sul corpo e l’anima”. A sostegno del progetto si sono già arrivati decine di video di personaggi dello sport e dello spettacolo da Baglioni e Morandi a Totti. ”Il documentario mostra cosa può fare lo sport come disciplina al corpo e l’anima – dice VIncenzo Cantatore -. Ho ho visto questi ragazzi arrivare a roma con patologie diverse, insicuri, alle prese con scheletri chiusi nella loro testa e la paura di affrontare il mondo. Con gli allenamenti l’ambiazione è cresciuta come la voglia di mettersi in gioco, oggi non sono secondi a nessuno, hanno voglia di sfidare chiunque”.

Leggi anche