sabato, 27 maggio 2017

Tucci racconta Giacometti

Tucci racconta Giacometti

Berlino, 11 Febbraio (red. Cin.) – La sorpresa di oggi alla Berlinale è la regia di Stanley Tucci con Final Portrait, un film inconsueto che racconta l’arte ma soprattutto un suo protagonista molto poco frequentato non solo dai film ma forse anche dall’informazione più popolare. E’ Alberto Giacometti, pittore e scultore che il film racconta negli ultimi anni della sua vita, interpretato da un grande Geoffrey Rush, con Armie Hammer. Molti applausi per tutti anche se il rapporto tra arte e potere fa arrivare subito per Tucci la fatidica domanda su Trump:  “Nessun film è in grado di influenzare il Presidente – risponde l’attore – ma in generale in USA il rapporto con le arti è sempre stato ambiguo, e immagino che questa amministrazione non lo supporterà”.

Tornando al rapporto tra Stanley Tucci autore e l’artista Giacometti: “Non ho pensato neanche un attimo ad essere io ad interpretarlo –ha raccontato il regista, protagonista di origine italiana di commedie hollywoodiane popolarissime – Ho pensato che farlo mi avrebbe deconcentrato e la vanità personale avrebbe finito per prevalere sulla mia urgenza di raccontare un personaggio che, invece, Geoffrey rende perfettamente perchè è grandissimo ma anche perchè dà al racconto il valore aggiunto della sua ironia”.

Il film nasce dal libro ‘A Giacometti Portrait’, scritto da James Lord, e Tucci ha impiegato una decina d’anni per realizzarlo. Basando la ricostruzione sugli ultimi anni della sua vita dell’artista e in particolare sulla storia del dipinto che non riusciva a finire.

Il film ha appassionato anche Hammer: lavorare con Rush è stato “come giocare a tennis con qualcuno molto più bravo di te, qualcosa che ti convince a pensare che non puoi che migliorare”. Lui era il modello e Geoffrey, come Giacometti, lo dipingeva: “In sostanza” dice Hammer “io stavo fermo mentre guardavo uno dei miei idoli recitare”. Nel film in cui Geoffrey Rush interpreta l’artista svizzero la sua capacità di misurarsi con l’arte fa pensare al pianista David Helfgott, personaggio che lo lanciò nell’empireo dei più grandi protagonisti. Vent’anni dopo la storia di Giacometti e del suo bizzarro sense of humour gli offre la possibilità di fare il bis con un protagonismo straordinario come quello di Shine.

 

 

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