venerdì, 10 luglio 2020

Toubiana: “Renoir? Ha anticipato il neorealismo”

Toubiana: “Renoir?  Ha anticipato il neorealismo”

Roma 28 marzo (Romano Milani) – Nel 1936, pochi mesi dopo la costituzione del Front populaire che riunì in Francia i partiti di sinistra contro la destra e li portò al governo, Jean Renoir girava “Le crime de Monsieur Lange” (sceneggiato con il regista da Jacques Prévert) un film che, a dispetto del suo sapore di “poliziesco”, anticipava il Neorealismo e sosteneva la causa dei lavoratori contro lo sfruttamento da parte dei padroni. I dipendenti di una tipografia, a fronte del fallimento e della fuga del disonesto proprietario, propongono di costituirsi in cooperativa: termine e forma imprenditoriale allora praticamente sconosciuti in Francia e che risuonava per la prima volta da uno schermo con un significato politico.
Lo ha ricordato Serge Toubiana, Presidente di Unifrance che, insieme a Gianluca Farinelli Direttore della Cineteca di Bologna, ha presentato, nella sala del Centre Saint Louis, la versione restaurata del film di Renoir.
Un evento speciale che precede “Rendez vous – Nuovo cinema francese” – l’annuale appuntamento in programma a Roma dal 4 al 10 aprile – con il quale si è inteso legare l’importanza del passato con la visione del presente e del futuro. Un significato ribadito da Toubiana e Farinelli che, alla testa delle Cineteche “cugine”, curano e conservano il cinema in pellicola. “Il restauro di “Le crime de Monsieur Lange” è stato molto complicato: il negativo originale è andato perduto – ha ricordato Farinelli – e sono sopravvissute solo alcune copie in pessime condizioni, lacunose, danneggiate e persino fuori fuoco”. “Mais, on à gagné|” (ce l’abbiamo fatta!) si è lasciato andare Toubiana. Tornando, però, al Neorealismo, ha evocato Luchino Visconti, che, a Parigi, complici l’identità ideologica e il flirt con Coco Chanel, conosce Renoir che lo accoglie tra i suoi assistenti e gli affida addirittura la realizzazione dei costumi per “Une partie de campagne”.
Siamo nel 1936, non dimentichiamolo e sempre a Parigi, Visconti ha occasione di leggere un adattamento cinematografico del famoso romanzo di James Cain “Il postino suona sempre due volte” che diventerà un film altrettanto famoso nel 1946. Ma tre anni prima, in pieno fascismo, proprio ispirandosi a quelle pagine cos’ intensamente torbide e drammatiche, Visconti gira “Ossessione”, che rompe con l’irrealtà dei “telefoni bianchi” e la retorica del cinema mussoliniano e fa dire al regista in un’intervista del 1962: “Con quel film, venti anni fa, si parlò per la prima volta di Neorealismo”.
Del romanzo di Cain, però, Visconti, causa guerra e regime, non riuscì ad avere i diritti. Una circostanza che, accoppiata alla collaborazione con l’autore de “La grande illusione”, ha indotto Toubiana, forte anche dei 15 anni passati alla testa dei “Cahiers du cinéma”, a concludere: “”Ossessione” è un film totalmente francese di cui Visconti è debitore a Renoir e non c’è cineasta cui l’Italia debba di più”. E quindi anche il Neorealismo?

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