lunedì, 24 aprile 2017

Torna In Treatment, su Sky

Torna In Treatment, su Sky

Roma, 15 marzo (Fr. Palm.) – Sono Margherita Buy, Domenico Diele, Giulia Michelini e Brenno Placido i nuovi pazienti che andranno nello studio dello psicanalista Giovanni Mari, che ha il volto di Sergio Castellitto, nella terza – ed ultima – stagione di In Treatment, la serie targata Sky e realizzata da Wilside, che porta di nuovo la psicanalisi in tv dal 25 marzo. Ogni sabato, cinque nuovi episodi in esclusiva su Sky Atlantic Hd e Sky Cinema Uno Hd dalle 21,15. I singoli episodi, oltre ad essere disponibili su Sky On Demand, saranno trasmessi anche dal lunedì al venerdì su Sky Atlantic Hd alle 19,40 e su Sky Cinema Cult Hd alle 20,30.

Alla regia, c’è ancora Saverio Costanzo, affiancato quest’anno da Edoardo Gabriellini. Tra le new entry, nel cast, c’è anche Giovanna Mezzogiorno, nel ruolo dell’analista da cui va, a sua volta, il dottor Mari.

Protagonisti di questo nuovo ciclo della serie, che è la versione italiana del format “Be tipul” di Hagai Levi, ci sono Rita, un’attrice (Buy) che deve affrontare la malattia incurabile della sorella, Riccardo, un giovane sacerdote (Diele) in crisi, incapace di capirne le ragioni, Luca, un adolescente omosessuale (Placido) che è stato adottato ma viene sconvolto dalla ricomparsa della madre naturale, e Bianca, una donna (Michelini) che soffre di claustrofobia e ha un rapporto non semplice con il marito. I personaggi di Riccardo e di Bianca sono originali, creati dalla penna degli sceneggiatori Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo, Alessandro Fabbri, Ilaria Bernardini e Giacomo Durzi.

Mari tenterà di aiutare i suoi pazienti e di entrare nel labirinto della loro mente, ma al contempo seguirà anche un suo percorso terapeutico, andando da un’analista più giovane (Mezzogiorno) che gli farà mettere in discussione tutti i protocolli di valutazione su cui si è basato fino a quel momento, abbassando le sue difese.

Costanzo, insieme a Castellitto, è uno dei veterani della serie: “Ci divertiamo molto ma è un lavoro duro – dice – L’atmosfera è raccolta ma si corre molto ed è come se girassimo in presa diretta, c’è bisogno di molta concentrazione. I ciak sono di 35 minuti, occorre fare molte prove e lavorare sul dettaglio. L’attore si autodirige anche un po’ e ha la gestione personale del testo”.

Gabriellini si è “tuffato” dentro tutto questo: “Sono entrato all’interno di un mondo già precostituito – afferma – E’ stato come entrare in un balletto, ma la sala era apparecchiata così bene che ho dovuto solo unirmi, cercando di aderire al codice preciso e puntuale della serie”.

Dal suo divano, Castellitto per la terza volta ascolta storie e incontra nuove anime “da salvare”: “E’ un peccato che sia l’ultimo anno, ma la forza di serie come questa è quella di concludersi – dichiara – È una fine naturale, anche se la psicanalisi non termina mai, è un pozzo di cui non si trova mai il fondo”. Secondo l’attore, punto di forza del format è “lo straordinario lavoro di scrittura, perchè gli interpreti sono bravi se le parole sono scritte bene. E’ il lato più debole del nostro cinema, ma qui la scrittura è fondamentale, perché ci sono esseri umani dentro una stanza e gli attori devono disotterrare immagini dentro le parole. D’altronde, anche il nostro lavoro è un gesto psichico e i personaggi sono i nostri cavalli di Troia, dentro cui ci mettiamo e ci accoccoliamo, dicendo ciò che pensiamo”.

E proprio tra gli attori, per Margherita Buy confrontarsi con questo progetto “è stata una prova importante ed interessante, una sfida con me stessa. So di aver fatto una cosa molto difficile, che va curata bene”. Giulia Michelini, invece, definisce Bianca “un personaggio bellissimo, che aveva uno scheletro forte di suo, in sceneggiatura, ma recitando gli abbiamo dato il colore che serviva”.

 

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