sabato, 19 ottobre 2019

Tim Robbins, in scuole e carceri per cambiare la società

Tim Robbins, in scuole e carceri per cambiare la società

Venezia, 3 settembre – (fr. Pierl) – “La mia casa”: così Tim Robbins, descrive il lavoro con al Actors’ gang, la compagnia teatrale cofondata 37 anni fa, con la quale da qualche anno porta anche avanti un progetto nei carceri di massima sicurezza in California. Un percorso che racconta nel documentario 45 seconds of Laughter, documentario presentato fuori concorso alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Il film non fiction mostra sei mesi del lavoro di The Actors’ Gang, con i carcerati di un penitenziario di massima sicurezza Calipatria.  “Se affronti i problemi della società lavorando sui macrolivelli rimani frustrato, perché non vedi cambiamenti. Mi sono reso conto già da tempo che invece puoi cambiare le cose lavorando sui microlivelli, come facciamo noi nelle scuole e nelle carceri” dice Robbins. “Ognuna di queste esperienze lascia un grande ottimismo e speranza per il futuro. Si vedono le trasformazioni nelle persone, ed è incredibile quando la madre di un detenuto viene da te e ti dice ‘Grazie, rivedo mio figlio”.
Un viaggio fra recitazione, improvvisazioni, comprese quelle attraverso i personaggi della Commedia dell’Arte (“fra le fonti di ispirazione c’è stato anche Dario Fo” dice Robbins) esercizi per entrare in contatto con le proprie emozioni e sviluppare la fiducia reciproca. Nella classe del film sono stati coinvolti  detenuti di etnie diverse, condannati dagli 8 agli 80 anni di carcere e i capi di diverse bande. Il percorso del laboratorio, vuole avvicinare i partecipanti ad affrontare e gestire meglio le proprie emozioni.

Nelle prigioni “prevale la rabbia, che le persone indossano come una maschera. Il laboratorio aiuta molti detenuti a rendersene conto”. I risultati si vedono: i detenuti che hanno partecipato all’esperienza con The Actors’ gang, hanno ricevuto l’89% in meno di provvedimenti disciplinari legati a episodi violenti, e il 77% dei partecipanti una volta uscito ha trovato un lavoro.  Mentre nelle scuole “vedi in tanti bambini una felicità di facciata, perché gli adulti gli chiedono costantemente di sorridere, senza ascoltare realmente i loro problemi. Invece conquistando la loro fiducia i bambini si aprono e condividono le loro vere emozioni”. Robbins, da sempre pronto a schierarsi per le cause in cui crede,  lontano dalle ipocrisie di Hollywood, si definisce “un testardo, per me un artista dovrebbe sempre dire la verità, fare compromessi non è per me”.

 

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