venerdì, 19 gennaio 2018

The wolfpack, il branco in casa

The wolfpack, il branco in casa

Roma, 16 ottobre – (Francesca Pierleoni)) “Io e Narayana siamo i soli in famiglia a non aver visto il film, non siamo pronti a rivivere quella parte della nostra vita”. Lo dice oggi alla Festa del Cinema di Roma  Govinda Angulo, arrivato con il fratello gemello per parlare del film che racconta l’incredibile storia vissutanella sua famiglia, fra segregazione e sogni a base di film,  The Wolfpack – Il branco, il documentario presentato alla Festa del Cinema di Roma in Alice nella città, in sala dal 22 ottobre con Wanted e in onda il 23 ottobre alle 22 su Crime+Investigation.
La regista ha incontrato per la prima volta i sei fratelli Angulo da adolescenti o poco più, mnentre con occhiali e completi neri, in stile ‘Le iene’, esploravano le strade di New York.  “Abbiamo conosciuto Crystel in una delle nostre prime uscite tutti insieme – spiega il 22enne Govinda -. Ci ha detto che era una cineasta e abbiamo subito legato. Dopo otto mesi ci ha chiesto di realizzare un documentario sulla nostra storia e noi abbiamo accettato, è stato tutto molto naturale”.

I ragazzi, sei maschi, oggi tra i 23 e i 15 anni, Bhagavan, Govinda, Narayana, Mukunda, Krshna, Jagadida e una femmina, Visna che soffre di un disturbo mentale, figli di Oscar, peruviano, e di Susanne, statunitense cresciuta nel Midwest, sono stati per oltre 10 anni chiusi dal padre nel loro appartamento nella parte più povera di Manhattan, con la madre che gli faceva da insegnante. Pochissime le possibilità di uscire (“una volta non siamo usciti per tutto un anno” raccontano nel film). Una ‘segregazione’ voluta da Oscar che non lavora per non diventare “un robot” della società, spaventato da New York e deciso a crescere i figli come una tribù della quale lui si considerava il dio. Una divinità capricciosa e violenta, che si imponeva anche sulla moglie. L’unico contatto dei ragazzi con l’esterno viene dalle migliaia di film che il padre gli fa vedere. I giovani Angulo se ne impossessavano rimettendoli in scena, con tanto di costumi creati ad hoc e battute recitate alla lettera, da Le iene e Il cavaliere oscuro. Finché un giorno Mukunda allora 15enne, ha trovato il coraggio di aprire la porta e uscire da solo. Una ribellione, che ha coinvolto velocemente i fratelli e la madre….

 

A salvarli dalla follia, secondo Narayana “è stata nostra madre, la vera eroina di questa storia. Il suo amore ci ha tenuto uniti”. Come vivete quest’esposizione mediatica? “Siamo passati dall’isolamento a girare il mondo e i festival, e tutto grazie al cinema. E’ tutto un po’ surreale ma ci stiamo adattando”.

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