venerdì, 22 ottobre 2021

‘The Velvet Underground’ di Haynes in anteprima al Milano Film Festival

‘The Velvet Underground’ di Haynes in anteprima al Milano Film Festival

Roma, 27 settembre – Sarà un’edizione speciale di Milano Film Festival quella che si terrà dall’8 al 10 ottobre prossimi. Il MFF torna ad essere un festival diffuso, inclusivo e profondamente legato al territorio cittadino. Le sedi principali saranno tre, tutte situate nel quartiere di Porta Venezia che si fa per il lungo weekend del Festival polo d’elezione del cinema indipendente: un’arena all’aperto appositamente allestita presso i Giardini Pubblici Indro Montanelli e due sale al chiuso, la Cineteca Milano MEET di Viale Vittorio Veneto e l’Arcobaleno Film Center di Viale Tunisia. L’International Film Competition raccoglie insieme per la prima volta quattro lungometraggi in anteprima italiana e una ventina di cortometraggi. I quattro lungometraggi in concorso, opere prime e seconde, per quest’anno sono diretti solo da giovani registe. A dialogare idealmente con i lungometraggi in concorso si colloca l’Omaggio a Bertrand Mandico.

Altra sezione del programma è The Outsiders, tradizionalmente il fuori concorso del Milano Film Festival che raccoglie film poco inquadrabili dentro schemi preconfezionati, realizzati da maestri riconosciuti come da registi indipendenti internazionali.

Il film di chiusura del Festival, in programma nell’arena ai Giardini Indro Montanelli, è un film Apple Original, The Velvet Underground, il documentario di Todd Haynes, qui in anteprima italiana; è stato presentato a Cannes e sarà disponibile a livello mondiale su AppleTV+ il 15 ottobre.

Sempre ai Giardini Montanelli, apre il Festival France di Bruno Dumont – in uscita in sala il 21 ottobre per Academy Two – con Léa Seydoux nel ruolo di France de Meurs, giornalista-immagine di una rete privata la cui carriera è messa in discussione da un incidente.

Milano Film Festival 2021 è diretto per la terza edizione consecutiva dal regista premio Oscar Gabriele Salvatores e dal critico culturale Alessandro Beretta.

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