mercoledì, 23 agosto 2017

Terre di Cinema, l’immagine cinematografica secondo Berger, Erdély e Condorelli

Terre di Cinema, l’immagine cinematografica secondo Berger, Erdély e Condorelli

Catania, 8 giugno (Ornella Sgroi) – L’immagine oltre le parole. Perché il cinema, come racconto, è prima di tutto visione. Corposa, tangibile, viva. Non hanno dubbi tre direttori della fotografia, di età e nazionalità diversa, che in questi giorni si sono trovati a discutere di immagine cinematografica alle pendici dell’Etna. L’italiano Vincenzo Condorelli, ideatore e direttore artistico di Terre di Cinema, l’austriaco Christian Berger e l’ungherese Mátyás Erdély, entrambi ospiti degli International Cinematographers Days, giunti alla sesta edizione e in corso di svolgimento fino al 16 giugno tra Viagrande (Catania) e Forza d’Agrò (Messina).
«Proporre e promuovere l’immagine come dimensione non verbale del racconto cinematografico, è questa la missione culturale di Terre di Cinema» ci spiega Vincenzo Condorelli. «Ciò che rende possibile questo progetto di formazione è soprattutto il supporto di tanti colleghi di fama internazionale che con generosità vengono a parlare del loro lavoro ad una classe di studenti provenienti da tutte le parti del mondo per discutere di immagine e di luce».
In un dialogo diretto, libero e informale, che rappresenta il punto di forza del CineCampus di Terre di Cinema, mettendo insieme l’esperienza straordinaria di importanti esperti di fotografia cinematografica con l’entusiasmo e la voglia di mettersi in gioco di tanti giovani studenti delle più prestigiose scuole di cinema internazionali. Ragazzi che negli ultimi due giorni hanno potuto esplorare l’arte della fotografia cinematografica attraverso lo sguardo e le intuizioni di due docenti del calibro di Christian Berger, classe 1945, collaboratore storico del regista austriaco Michael Haneke, e di Mátyás Erdély, classe 1976, Premio Oscar 2016 per il Miglior film straniero con “Il figlio di Saul” diretto dal connazionale László Nemes.
Due generazioni artistiche a confronto, come vuole la tradizione di Terre di Cinema, che ha premiato il talento e la professionalità dei due direttori della fotografia consegnando loro rispettivamente il Masters of Light Award e il New Cinematographers Award, per sottolineare la brillante carriera già consolidata di Berger e il volo straordinario appena spiccato da Erdély, che all’ombra di un albero di arance ci ha confessato di sentirsi ancora uno studente pieno di voglia di imparare. Come del resto accade ai ragazzi coinvolti nel progetto formativo degli International Cinematographers Days, che rappresentano la terza generazione protagonista di un dialogo non solo teorico ma anche pratico, finalizzato a dimostrare come alla fine dei conti e oltre gli aspetti più propriamente tecnici la questione essenziale sia «imparare a servire la visione del regista trasformandola in immagine cinematografica, a prescindere dai diversi approcci che ciascun direttore della fotografia può avere con il mezzo tecnico». Parola di Christian Berger. Che, sedotto dai vini siciliani e con la promessa di una granita fresca, ci regala una piccola anticipazione sul nuovo film che a luglio inizierà a girare con Michael Haneke. Massimo riserbo, ancora, sul progetto. Ma almeno il titolo è concesso. “Happy end”.

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