sabato, 25 novembre 2017

Squitieri, il regista ‘contro’

Squitieri, il regista ‘contro’

Roma, 19 febbraio (l.d.c.) – Era il più rabbiosamente ‘contro’, il più polemico, imprendibile e provocatorio dei registi che amavano la denuncia. Un uomo carismatico, indubbiamente Pasquale Squitieri, e per scelta un autentico leader di quell’anticonformismo che da quando aveva cominciato a muoversi nel cinema usava come una bandiera di libertà, di laicismo, di autentica passione anche se la sua passione, mai in linea col cinema che per definizione di sinistra è stata sempre, piuttosto, segnata da continue virate a destra, con molte incursioni nella politica attiva.

Questo, oltre i venti film tra la denuncia e il ‘genere’ è stato Squitieri, regista e sceneggiatore, napoletanissimo, che se ne è andato ieri a 78 anni. Era nato nel 1938, il 27 novembre, e aveva accanto, in ospedale in questi giorni, con i figli, l’ultima compagna della sua vita,  l’attrice Ottavia Fusco, sposata dopo anni di convivenza nel 2013. Prima c’erano state la madre dei suoi figli più grandi e naturalmente Claudia, la Cardinale madre di Claudine che aveva conosciuto sul set de I guappi e si era subito innamorata della sua personalità così irruento. Grande tombeur del femmes, Squitieri resterà anche, nell’immaginario del cinema, come “il regista con la pistola” che negli anni ha esibito con qualche eccesso che lo ha reso anche protagonista nella cronaca.

Nello scorso novembre, Franco Mariotti gli aveva dato l’opportunità di salutare tutti i suoi attori e il pubblico, con un Premio alla carriera che è stato anche l’ultimo grande festeggiamento. Era laureato in giurisprudenza, Squitieri, che cominciò a lavorare al Banco di Napoli, dove un infortunio professionale (un’accusa di peculato da cui comunque fu poi pienamente assolto) gli costò comunque cinque mesi di carcere. E il posto fisso.  Fu Vittorio De Sica a scommettere su di lui nel 1969, producendogli il film d’esordio Io e Dio, E’ il periodo che lo spinge verso i gruppi extraparlamentari e “Lotta continua”. Ma intanto prova con gli spaghetti western: Django sfida Sartana e La vendetta è un piatto che si serve freddo del 1971.

E’ l’inizio al quale seguono: I guappi! (1974) con Fabio Testi, Il prefetto di ferro (1977) con Giuliano Gemma. Discusso e controverso Claretta (1984) con Rod Steiger e Claudia Cardinale. Al quale seguì Li chiamarono…briganti con Enrico Lo Verso nei panni di Carmine Crocco, condannato all’ergastolo per banditismo dopo il 1860 poi eroe popolare della resistenza partenopea. Il film fu presto ritirato dalle sale, un incidente che convinse Squitieri a fare il salto  nella politica, parlamentare  con Alleanza Nazionale (e poi del Polo delle Libertà). Diresse allora ancora cinque film tra cui L’avvocato De Gregorio sul tema delle morti bianche con Giorgio Albertazzi e il film-testamento L’altro Adamo del 2014 con Lino Capolicchio e Ottavia Fusco. Con una sterzata sorprendente si avvicina di nuovo alla politica, questa volta dei radicali, con il  partito transnazionale di Marco Pannella.

Dopo i funerali domani, lunedì, nella chiesa degli Artisti di piazza del Popolo, alle 15, la famiglia pensa ad una commemorazione a Napoli. A Roma è intanto in arrivo la Cardinale, con la quale Squitieri ha vissuto una delle storie sentimentali più sorprendenti, lunghe e appassionanti del cinema italiano , finita nel 1999, quando lei decise poi di vivere a Parigi. Gli sopravvive il progetto di un film che lo avrebbe legato  di nuovo a Napoli, la sua città con la storia dello scultore  ottocentesco e, appunto, napoletano Vincenzo Gemito. Niente politica stavolta. Ma certamente la storia di un fermento che sarebbe stato una nuova occasione per una provocazione se non politica, sicuramente di impegno civile e storico.

 

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