venerdì, 22 novembre 2019

Spike Lee, L’America oggi? Con il presidente che abbiamo è uno schifo

Spike Lee, L’America oggi? Con il presidente che abbiamo è uno schifo
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venezia, 1 settembre – (Fr. pierl) – ”Il precedente presidente Barack Hussein Obama aveva detto che le presidenziali sarebbero state fondamentali per il Paese e guardate cos’è successo, in che schifo siamo con quell’uomo, che non voglio neanche nominare…. l’agente arancione. Quell’uomo ha fatto tante cose malefiche ma la peggiore è aver strappato i bambini urlanti dalle braccia delle madri, per poi rinchiuderli
in delle gabbie- spiega, alludendo alla separazione delle famiglie di migranti al confine con il Messico -. E nulla è stato fatto per far si che le famiglie potessero riunirsi”. l’uomo, che non voglio neanche nominare,
l’agente arancione”. Lo dice Spike Lee, attaccando Trump, durante la conferenza stampa per American skin di Nate Parker, presentato dalla sezione Sconfini alla Mostra internazionale del Cinema di Venezia.

“Tutto questo in un Paese “che si presume essere o si ritiene sia la culla della democrazia, il cui presidente dovrebbe venire considerato il leader del mondo libero. Invece costui non solo non ha liberato nessuno, ma anzi ha messo in gabbia le persone” aggiunge. llee, pur non avendo prodotto American Skin, ha accettato l’invito di Parker a supportarlo perché “un film non mi convinceva così profondamente da molti anni”.

Un endorsement di cui Parker aveva bisogno: Tre anni fa, poco prima della nascita del movimento #metoo, Nate Parker, talentuoso regista di The Birth of a nation, è finito nell’occhio del ciclone, per il
riemergere di un controverso episodio per il quale negli anni dell’università era stato accusato di violenza sessuale e assolto dopo un breve processo. Una brutta storia, anche perché la ragazza coinvolta dopo qualche anno si era suicidata. Ora la Mostra lo riporta al centro della scena cinematografica, con la sua opera seconda, di cui è sia regista che protagonista. La storia di American Skin ispirata da tanti tragici fatti di cronaca (il motore per girarla, spiega Parker, è stata l’uccisione del 18enne nero Mike Brown, nel 2014), ruota intorno a Linc (Parker) padre afroamericano, veterano di guerra, che perde il figlio adolescente perché un poliziotto bianco, a un controllo, gli spara senza motivo, anche se il ragazzo era disarmato. Quando l’uomo quando scopre che l’agente non verrà neanche processato, decide di agire e ottenere giustizia a modo suo.

Parker ha voluto girare American Skin (coprodotto da Tarak Ben Ammar e Mark Burg, l’uscita italiana sarà prossimamente con Eagle Pictures), “perché avvertivo un fortissimo senso di disperazione, e la necessità che anche le polizia partecipasse a cambiare il sistema, a reinstaurare la dignità umana – dice -. Se questo film in qualche modo contribuisse a salvare una vita, come un bambino o un anziano, nero, ispanico o bianco, sarà il film più importante che abbia mai realizzato”.

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