venerdì, 15 dicembre 2017

Smetto quando voglio, l’addio

Smetto quando voglio, l’addio

Roma, 22 novembre (Fr. Palm./Interviste video) – La banda “dei migliori cervelli in circolazione”, capitanata da Pietro Zinni (Edoardo Leo), dopo Smetto quando voglio e Smetto quando voglio – Masterclass, ci saluta con Smetto quando voglio – Ad honorem, terzo e ultimo capitolo della saga, iniziata nel 2013. Il film, prodotto da Matteo Rovere con Fandango e Rai Cinema, uscirà il 30 novembre con 01.

Sono passati quattro anni dal fortunato esordio dietro la macchina da presa di Sydney Sibilia, che oggi congeda i suoi personaggi facendo loro vivere la sfida finale, forse la più difficile: evadere dal carcere di ferro di Rebibbia e impedire una strage all’università La Sapienza, salvando tante persone da una attacco di massa con il gas nervino. Il piano criminale è stato pensato da un ex ricercatore, che vuole attuare una vendetta: Walter Mercurio, che ha il volto di Luigi Locascio, new entry nel cast corale che rivede insieme, ancora una volta, insieme a Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabrese, Libero De Rienzo, Pietro Sermonti, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Marco Bonini, Giampaolo Morelli, Rosario Lisma e Valeria Solarino. Tornano anche Neri Marcorè, – che è lo sfregiato Murena – e Greta Scarano, nei panni della poliziotta che un po’ combatte e un po’ ha un debole per la banda, mentre ha preso una pausa dal teatro Beppe Barra, nel ruolo di un “artistico” direttore del carcere. Ce la faranno i nostri “eroi” a salvare vite umane e a chiudere il cerchio della trilogia?

“Oggi si conclude un percorso, che per gli spettatori è durato quattro anni e per tutti noi sei – dice Sibilia, che ha scritto la sceneggiatura con Francesca Manieri e Luigi Di Capua – Le saghe racchiudono dei pezzi di vita e adesso è inevitabile provare una sensazione di nostalgia”. Quando tutto iniziò, sicuramente non era prevedibile il successo avuto al box office e l’idea di ben due sequel: “Non ci avrei mai pensato, per questo il primo film non aveva un epilogo aperto – sottolinea il regista – Abbiamo dovuto trovare nuovi spunti per riprendere la storia, l’idea era realizzare tre opere non simili e non soltanto d’azione. Per il gran finale, abbiamo preso tre persone, Zinni, Walter e il Murena, con una genesi comune ma che si diramano in direzioni diverse. Ed è vero che, rispetto al 2013, il momento storico è cambiato, ma la situazione dei ricercatori è sempre la stessa e il film risulta ancora attuale. Alcuni problemi, purtroppo, non si riescono a risolvere”.

Ogni interprete è legato affettivamente al suo ruolo: “Mi ha fatto effetto togliere la giacca di Zinni – racconta Leo – Mi sono ricordato l’incontro con Sydney, con quel ragazzo salernitano che mi portò un copione e voleva esordire al cinema. Mai avremmo creduto di fare una saga ed è evidente che questo progetto è stato un investimento anche umano, per le nostre vite. Provo commozione nel pensare che sia l’ultimo capitolo”.

Se caratteri e personalità della banda erano già definite, i personaggi di Locascio e Marcorè hanno avuto bisogno di qualche tratto e qualche dettaglio personale in più. Come spiega Sibilia, “Il personaggio che più mi preoccupava era quello di Walter, perchè è difficile, un cattivo netto con delle sue motivazioni, ma che per questo andava anche umanizzato. Ci siamo ispirati al geometra Luciano Calboni, la nemesi di Fantozzi”. Per Locascio, “Walter è malvagio e ha un piano delirante, ma il film mostra quali sono le premesse del suo odio e il trauma da cui tutto nasce”.

Per quanto riguarda, invece, il Murena, il regista è voluto andare “più in profondità, per capire da dove vengono le cicatrici sul suo viso. Nel primo film non abbiamo lavorato sul suo passato, ma adesso è venuto da sè”. “Sono molto grato a Sydney di avermi affidato una parte per me così diversa, ha avuto coraggio”, replica Marcorè.

I fan della banda, magari, si augurano che questo non sia un vero addio, un commiato definitivo. C’è forse uno spin off in programma o una serie tv? Sibilia (s)tronca ogni speranza: “No, tutto finisce qui. Ci avevano chiesto una serie tv, ma la nostra saga se ne discosta e sarebbe impossibile girare alcune scene, come l’assalto al treno. L’impianto della storia, poi, diviso in tre fasi, è tipicamente cinematografico”.

Cosa ci sarà, dunque, nel suo futuro? “Esco da questo mondo e farò un film sulla forza di una sola persona, stavolta”, risponde. Ma si sa che il primo amore – e il primo film – non si scorda mai…

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