sabato, 29 aprile 2017

Siani e la chiave della felicità

Siani e la chiave della felicità

Roma, 28 dicembre (Fr. Palm. con servizio video di Stefano Amadio) – Siete in crisi, non credete più in voi stessi e non riuscite ad alzarvi dal divano, vedendo tutto nero? Chiamate Mister Felicità, ossia Alessandro Siani, che vi darà, dal 1 gennaio, la chiave per la rinascita emotiva. Proprio la rinascita emotiva è stata la scintilla che ha acceso l’idea della sua nuova commedia, prodotta da Cattleya e interpretata anche da Diego Abatantuono, Carla Signoris, Elena Cucci e Cristiana Dell’Anna: “Mi ha dato lo stimolo per raccontare le differenze tra ottimismo e pessimismo, tra pensiero negativo e pensiero positivo, tra caduta e capacità di rialzarsi”, spiega il comico napoletano, che ha firmato la sceneggiatura con Fabio Bonifacci.

Siani interpreta Martino, che ha lasciato Napoli per vivere con la sorella in Svizzera, passando le giornate senza lavorare, senza stimoli, senza una fidanzata, senza nessuna prospettiva, nè speranza. Il suo immobilismo fisico e interiore ha uno scossone dopo un incidente d’auto: la sorella ha bisogno di soldi per curarsi, come procurarli? Prendendo il suo posto per fare le pulizie ad un mental coach che sprona e motiva le persone, soprattutto ricche e famose, Martino entra nella casa di una nota campionessa di pattinaggio, che dopo una brutta caduta sul ghiaccio, durante una gara, ha smesso di allenarsi e vuole ritirarsi. Ce la farà Martino a farle cambiare idea? Sarà efficace nei panni di Mister Felicità?

“La storia nasce in un momento particolare del paese, che tutti attraversiamo – dice Siani – Respiriamo mancanza di ottimismo nell’affrontare la vita e rabbia per quello che ci succede, così ho voluto entrare dentro alla questione e raccontare come un ottimista risolve il problema di un pessimista. Anche se in realtà, a sorpresa, vediamo che la felicità viene dall’unione di due pessimisti e che dietro all’ottimista si nasconde un’ombra di tristezza”.

Il film si apre con una frase di Confucio: “La nostra felicità più grande non sta nel non cadere mai, ma nel risollevarsi sempre dopo una caduta”: “Proprio questo concetto mi ha colpito, il dare  stimolo a chi non ha la forza – afferma Siani – L’argomento non è semplice, ma attraverso la risata mi auguro di aver regalato al pubblico un piccolo esempio, una storia che diventa una favola, che non usa un linguaggio quotidiano e non ha volgarità. Questo è un film per tutta la famiglia”.  E a chi lo accosta a Massimo Troisi, l’attore risponde così: “Il paragone è impensabile e irripetibile, quella poesia l’aveva solo lui. È un altro mondo, il suo”.

Abatantuono è stato diretto da Siani per la prima volta: “Non lo conoscevo come regista e non pensavo fosse così attento e partecipe – dichiara – Alessandro è entusiasta anche di questo ruolo e ci siamo divertiti molto sul set”.

Siani ha seguito anche la preparazione di Elena Cucci, che sapeva già pattinare ma ha avuto l’aiuto di professionisti per girare le scene sul ghiaccio (insieme a qualche controfigura): “E’ stato un percorso stimolante, ero davanti ad una meta altissima – racconta – Mi sono impegnata, ho iniziato ad allenarmi come fanno gli atleti fanno, sia in pista, sia fuori. È stata una scommessa, all’inizio cadevo anche ed è stato frustrante, ma poi ho capito che dovevo accettare di cadere e vincere quello scoglio”.

E che cosa è, davvero, la felicità? Per lei è “rialzarsi, ma anche andare avanti, dopo un momento di buio. E una volta rialzati, bisogna trarre insegnamento da quello che è successo”. Per Carla Signoris, invece, “è dare il giusto peso alle cose e rimetterle a posto, senza accanirsi e senza sovraccaricarle”.

Infine, una considerazione sulla salute del cinema italiano. Se per Riccardo Tozzi si è concluso un ciclo e una disaffezione degli spettatori è evidente, al punto che tutta la filiera dovrebbe riflettere e prenderne atto, Siani non si dispera: “Io sono un ottimista e spero che le nostre commedie possano avere presto risultati migliori. E’ il momento storico ad essere particolare e il cinema americano lancia segnali più forti, ma sono patriottico e tifo per i buoni film, senza mettere etichette”.

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