sabato, 16 novembre 2019

Servillo e Hoffman, dal labirinto alla discesa agli inferi

Servillo e Hoffman, dal labirinto alla discesa agli inferi

Roma, 28 ottobre (Fr. Pierl) – Non bastano le classiche molliche di pane, per trovare la via d’uscita dagli enigmi fisici e mentali di L’uomo del labirinto, seconda prova alla regia, in arrivo il 30 ottobre in 400 copie con Medusa, dello scrittore Donato Carrisi (già vincitore con l’opera prima La ragazza nella nebbia) che adatta per il grande schermo il suo ultimo bestseller. Un percorso triplo di porte da scegliere verso la soluzione che unisce a Toni Servillo , già protagonista del primo film, Dustin Hoffman e Valentina Bellè.

“Sono partito da una considerazione, la paura del labirinto a cui ho unito la mia claustrofobia e l’atavica paura del buio. Qui si cammina nell’oscurità sotto una sola luce e dietro ogni una porta c’è una paura. Hanno sembianze umane e per questo sono più minacciose” spiega Carrisi.

Tra citazioni a pioggia, da Kafka a Chandler, da David Lynch ai thriller Usa anni ’90, di cui Carrisi è grande fan (“film come Il silenzio degli innocenti” hanno influenzato il mio immaginario), seguiamo Bruno Genko, investigatore privato a cui resta pochissimo da vivere, in un personale viaggio all’inferno, dove il male sembra incarnato da un uomo con una testa di coniglio. A guidarlo, il bisogno di riappianare un contro con il passato, trovare i responsabili del rapimento, durato 15 anni di Samantha Andretti (Bellè), appena liberata dopo un ritrovamento avventuroso. La giovane donna, ricoverata in ospedale, ancora sotto l’effetto di droghe psicotrope, trova nella sua stanza, un profiler, il Dr. Green (Hoffman), per aiutarla a ricostruire il suo passato.

Quella di Genko “è la discesa agli inferi di un uomo che sta morendo, può vedere cose che gli altri non possono – dice il cineasta -. Grazie a Toni, il personaggio non ha preso vita ma ha preso morte nel film”. Servillo ha trovato affascinanti “I vari livello di labirinto nel film, a cominciare dalla città non collocabile dove la storia è ambientata (il film è stato girato interamente a Cinecittà), ma anche i labirinti mentali, che per il mio personaggio diventano gironi infernali. Rispetto a La ragazza nella nebbia qui non c’è una detection tradizionale, ma il disperato tentativo di un detective anche un po’incapace di riscattarsi. Un desiderio che lo mette in contatto con qualcosa di diabolico, con un’inquietudine morale. Sono tra le cose che mi hanno fatto affezionare all’umanità di Genko”. Nel cast, fra gli altri, anche Vinicio Marchioni, Caterina Shulha, Orlando Cinque, Filippo Dini, Sergio Grossini

Convincere Dustin Hoffman a partecipare al film è stato facile “è bastato raccontargli la storia e dirgli che c’era Toni – racconta Carrisi -. E al suo arrivo a Cinecittà era emozionato, era la prima volta che girava là. aveva il cruccio di non aver accettato un ruolo che gli aveva offerto Fellini”. La triade che guida la storia è completata da Valentina Bellè: “Non si possono scrivere storie senza donne, non esisterebbe Lecter senza Clarice Starling e Valentina è in fondo la vera protagonista” dice Carrisi. L’attrice spiega che “è stato bellissimo leggere un ruolo femminile del genere, avere avuto scene così lunghe come quelle del film è stato un divertimento puro”

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