martedì, 21 settembre 2021

Servillo, ‘Ariaferma’ in carcere, oltre la denuncia sociale

Servillo, ‘Ariaferma’ in carcere, oltre la denuncia sociale
Photo Credit To La Biennale di Venezia

Roma, 5 settembre – “Non un film sulle condizioni delle carceri italiane ma forse sull’assurdità del carcere”. Così Leonardo Di Costanzo definisce Ariaferma con protagonisti in una gara di bravura Toni Servillo e Silvio Orlando, insieme a un cast che comprende Fabrizio Ferracane, Salvatore Striano, Roberto De Francesco, Pietro Giuliano, Nicola Sechi, Leonardo Capuano. Il film debutta fuori concorso alla Mostra Internazionale del cinema di Venezia, per arrivare poi in sala dal 14 ottobre con Vision Distribution. Al centro della storia Un vecchio carcere ottocentesco in dismissione. Per problemi burocratici i trasferimenti si bloccano e una dozzina di detenuti rimane, con pochi agenti, in attesa di nuove destinazioni. In un’atmosfera sospesa, le regole di separazione si allentano e tra gli uomini rimasti si intravedono nuove forme di relazioni. La tensione sale e tocca da una parte al capo delle guardie, Gaetano Gargiulo (Servillo), un capo e dall’altro a un detenuto molto rispettato e tenuto, Carmine Lagioia (Orlando) decidere che strada prendere. “I fatti recenti nelle carceri mettono in risalto la necessità che si parli del tema senza intervalli di silenzi – sottolinea Servillo -. ma trovo che il film non si appiattisca sulla denuncia sociale, ma vada oltre: il film racconta oltre la cronaca, con la sua situazione simbolica

“Tutto era molto delicato da fare, ma l’aver come introiettato la divisa mi ha aiutato a rappresentare certe rigidità. In questi casi basta anche solo un gesto per far traballare tutto” spiega l’attore, che qui per la prima volta recita con Orlando. “«Quando Leonardo mi ha dato il copione, ho pensato che mi volesse affidare la parte della guardia carceraria perché mi sembrava la più vicina alle mie corde – racconta l’interprete di The Young pope – Poi con un salto mortale mi ha affidato l’altro ruolo, cosa che mi ha costretto a ritrovare una “verginità” sul set”. Per Servillo ” stato affascinante interpretare un personaggio di un’onestà intellettuale così profonda, un funzionario dello Stato con un conflitto interiore, diviso tra l’esercizio della responsabilità e la pietà”.

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