mercoledì, 23 agosto 2017

Serraiocco ragazza del mondo

Serraiocco ragazza del mondo

Lido di Venezia, 7 settembre (Fr. Pierl.) – E’ un amore imprevisto a mandare in pezzi il mondo chiuso e perfetto della giovane Giulia (sara Serraiocco), testimone di Geova in La ragazza del mondo, l’opera prima di Marco Danieli, in concorso alle Giornate degli Autori, nella Mostra del cinema di Venezia.

Una storia con alla base una vicenda reale, mescolata e rielaborata con altre testimonianze di ‘fuoriusciti’ dal movimento, è stato il punto di partenza per il film, dice il regista. Daniel ha anche voluto “smitizzare alcuni elementi negativi che vengono attribuiti ai Testimoni di Geova. E’ vero però che ci sono aspetti controversi, come l’ostracismo verso i fuoriusciti. Una chiusura che arriva a toglierti il saluto da un giorno all’altro e che può rappresentare una forma di violenza psicologica”,

Il suo “Non vuole essere un film di denuncia, ma un racconto realistico di formazione attraverso una storia d’amore molto forte”, spiega il regista. Ne è protagonista Giulia (Sara Serraiocco), 18enne Testimone di Geova, educata nei precetti del movimento dai genitori (interpretati da Marco Leonardi e Stefania Montorsi). Lei è brillante ed ha un talento per la matematica, ma anche la scelta di poter andare all’università non le viene resa facile (“chiediti se lo fai per gli altri o solo per te”, le dice il padre). Tutto cambia quando durante uno dei giri di ‘apostolato’ porta a porta, incontra il figlio di una delle signore con le quali ha creato un legame, Libero (Michele Riondino), un ragazzo del mondo (esterno al movimento) appena uscito di prigione di spaccio. I sentimenti fra i due ragazzi sono totalizzanti, tanto da fare ‘dissociare’ (espellere) Giulia dai Testimoni di Geova e farla allontanare dalla sua famiglia. In breve Libero per mantenerla torna alla criminalità e lei, per amore, lo segue in scelte sempre piè estreme e disperate.

Nel cast, fra gli altri, anche Pippo Delbono, nel ruolo di uno degli Anziani della comunità: “Lui ha capito subito che volevo mostrare l’umanità di quel personaggio, non c’è nessun intento di demonizzare i Testimoni di Geova nel film” dice Danieli. “Racconto anche – aggiunge – come non si smetta di essere Testimone di Geova da un giorno all’altro. C’è una cultura che rimane, e spesso, nel confronto con il mondo esterno, uno spaesamento molto forte”.

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