sabato, 26 settembre 2020

Perfetti sconosciuti: segreti e bugie

Perfetti sconosciuti: segreti e bugie

Roma, 2 febbraio (Francesca Palmieri) – Ci si conosce mai veramente, anche dopo tanti anni? Quali – e soprattutto quanti – segreti possono dividere le persone, in coppia come in amicizia? Se potessero parlare, la risposta a queste domande la fornirebbero i cellulari, i veri protagonisti del nuovo film di Paolo Genovese Perfetti sconosciuti, che Medusa porta in sala dall’11 febbraio per un San Valentino “alternativo”, in cui amore non fa rima con cuore ma con segreti e bugie…

Il regista, che ha diretto Kasia Smutniak, Marco Giallini, Alba Rohrwacher, Edoardo Leo, Valerio Mastandrea, Anna Foglietta e Giuseppe Battiston, ha riunito – come di recente era già successo ne Il nome del figlio di Francesca Archibugi e in Dobbiamo parlare di Sergio Rubini – tutti i personaggi in una stanza, nel bel salotto di una casa borghese romana in cui è stata organizzata una cena tra amici di vecchia data. Tutti i presenti hanno una relazione, vissuta con più stanchezza o con più entusiasmo, ma comunque stabile: c’è chi è sposato da tempo e ha dei figli, chi è fresco di fede al dito e chi ha trovato un nuovo partner da poco. In comune hanno anche un altro elemento: ognuno crede di sapere tutto degli altri, con la massima sincerità e confidenza. Al punto che quando la padrona di casa propone di togliere dalla tasca i cellulari e di posarli sul tavolo, leggendo pubblicamente i messaggi che arrivano e rispondendo in vivavoce alle chiamate, nessuno si oppone veramente e il “gioco della verità” ha inizio. Peccato che quello che doveva essere un confronto innocente diventi una bomba che scoppia tra le mani. Di tutti.

“Sono partito da una frase di Garcia Marquez che diceva che ognuno di noi ha una vita pubblica, una privata e una segreta – afferma Genovese, che ha firmato la sceneggiatura con Rolando Ravello, Filippo Bologna, Paola Mammini e Paolo Costella – Ho così voluto raccontare questa vita segreta, quello che non confessiamo e non possiamo confessare. Inizialmente l’idea del cellulare sul tavolo era solo una scena che finiva lì, ma poi ci siamo chiesti se avesse potuto invece rappresentare l’intero film. E più ci pensavamo e più le cose da scrivere ci uscivano di pancia”.

Il tema è senza dubbio molto attuale: “Sì, è uno strumento fertile per raccontare il nostro presente – spiega il regista – Abbiamo fotografato una realtà ma senza puntare il dito. Non sono i social a essere sotto accusa, ma l’utilizzo che se ne fa. Il cellulare, all’interno della storia, è come fosse l’ottavo commensale seduto intorno al tavolo insieme ai protagonisti”. E sullo schermo, il cellulare viene definito “la scatola nera” che contiene tutta la nostra vita: “Oggi siamo più ‘frangibili’, come dice il personaggio di Marco Giallini – aggiunge Genovese – Fino a 20 anni fa i nostri lati oscuri erano custoditi nella nostra mente, ma quando li affidiamo a qualcuno o a qualcosa, come a un telefono, diventano il nostro tallone di Achille e siamo più fragili. E quando si parla di vita segreta, non si intende solo il tradimento ma tutto ciò che non ci va di raccontare”.

La pellicola è una commedia ma il riso che suscita è inevitabilmente amaro, come accadeva nei grandi film di Scola e del passato: “A me piace quel modo di far commedia che non è solo ridere – sottolinea Genovese – Spesso si fa confusione tra commedia e comico, la commedia, già nella radice della parola, contiene il dramma ed è un genere complesso, che comprende anche il romanticismo e la tragedia. Nel mio film spero ci sia tutto questo”.

A reggerlo tutto sulle spalle, è il cast al completo: “Sono orgoglioso dei miei attori – dice il regista –  Ho immaginato da subito il ruolo di ciascuno e loro sono esattamente le persone che avevamo in mente”.

Mastandrea confessa di aver avuto delle difficoltà iniziali a calarsi in una commedia, poi superate: “Ho parlato molto con Paolo, ma ho sbagliato io l’approccio nel dividere nettamente il genere commedia dal dramma. Sono rimasto sorpreso di questo lavoro e contento di come l’ho fatto”.

Leo ricorda l’intesa di gruppo: “Abbiamo improvvisato poco perchè di base c’era un progetto solido con personaggi ben definiti, ma non abbiamo avuto timore a consigliarci a vicenda. Non succede quasi mai, ma stavolta ci siamo liberati di questa paura per remare a favore del film”.

Per Anna Foglietta, il film è “un inno al dialogo e al prendere di petto la vita, non sublimando oggetti come i cellulari. Sono certa che il pubblico proverà immedesimazione e avrà un’occasione per riflettere”.

E Perfetti sconosciuti non sarà visto solo dai nostri spettatori: all’estero, Spagna, Francia, Germania e due paesi del Sud America hanno già chiesto il remake del film che approderà prossimamente anche in teatro – ancora non si sa se con gli stessi interpreti o solo con alcuni – come ha annunciato il produttore della Lotus Marco Belardi.

 

 

Leggi anche