sabato, 16 novembre 2019

Scorsese, The Irishman, sul tempo della vita della morte

Scorsese, The Irishman, sul tempo della vita della morte

Roma, 21 ottobre 2019 (Fr. Pierl) – La storia vera di Frank Sheeran (o almeno come lui,80 enne e deciso a morire, l’ha raccontata a Charles Brandt, per il libro di memorie pubblicato negli usa nel 2010 e in Italia quest’anno da Fazi) ex camionista, sindacalista e sicario mafioso (Robert De Niro), uomo di fiducia del superboss Russell Bufalino (Joe Pesci), e del controverso capo del sindacato degli autostrasportatori Jimmy Hoffa (Al Pacino), è il veicolo per un viaggio sul filo del tempo in 50 anni di storia americana, viti dalla prospettiva di chi tutto ha fatto e tutto ha visto nel suo ‘campo’. Martin Scorsese, parla di un film “che ho voluto fare con i miei amici” (anche ringiovaniti a seconda delle poche, grazie agli effetti della Light & magic) raccontando la genes di the Irishman, in anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma, dal 4 al 6 novembre al cinema e dal 27 novembre su Netflix, che ha permesso a Scorsese di realizzare il sogno di realizzare il suo progetto più ambizioso, almeno finanziariamente.

Un budget di 160 milioni di dollari e sei mesi in più di tempo, per finire la lavorazione hanno portato il cineasta italoamericano a regalarci un nuovo grande affresco 210 minuti di durata, ma scorrono), dove “il percorso è quello del tempo, della mortalità, il tempo che passa. Frank si confronta con la sua vita e la suo essere rimasto solo, tagliato fuori dalla sua famiglia. La dolce malinconia della storia sta nella necessaria accettazione che la morte è parte della vita”. Un progetto nato dalla voglia di Scorsese e de Niro di tornare a lavorare insieme (l’ultima volta è stata 23 anni fa con Casino: “Bob mi ha parlato del libro su Sheeran, con così tanta passione che ho capito che era la strada giusta”. E per la prima volta Scorsese dirige Al pacino che regala una performance nei panni di Hoffa, piena di sfaccettature: “L’ho conosciuto nel 1970, avremmo voluto fare anni fa un film insieme su Modigliani ma non ci siamo riusciti. L’idea fosse Al a fare Hoffa è stata di Bob. Si rispettano, si vogliono bene, come professionisti e persone. Sentivano che stavano facendo qualcosa di speciale e di unico”.

Pur essendo amante e difensore del cinema in sala, Scorsese, ha solo parole positive sulla collaborazione con netflix: “Senza di loro non avrei potuto fare il film, Hollywood non se la sentiva di produrlo. Mi hanno dato tutto quello che mi serviva, risorse e tempo. Il cinema in sala resta l’esperienza più bella, ma prima di tutto dev’esserci un film da vedere. E avere quattro settimane nei cinema negli Usa (solo a new York, nelle altre città non è stato ancora spiegato nei dettagli il piano di distribuzione) mi è sembrato un buon compromesso, ci sono miei film come re per una notte, che in sala sono rimasti due settimane”. anche considerando che ora le sale cercano di supportare principalmente i film dai fumetti, diventano parchi di divertimento. Va benissimo fare quei film, ma quel tipo di produzioni, non dovrebbe diventare quello che i nostri giovani credono vero cinema”, sottolinea il regista tornando sulla polemica che nei giorni scorsi ha portato il popolo dei social a dividersi sulle sue affermazioni riguardo i film di supereroi

Fra i temi di The Irishman, che ha nello strepitoso cast, anche, fra gli altri Harvey Keitel, Anna Paquin, , Bobby Cannavale, Aleksa Palladino, Jack Huston, Ray Romano, Kathrine Narducci, il fatto che la memoria di personaggi e cose del passato venga sempre più spazzata via: “Il film, nella sua bellezza e malinconia, racconta questo”. E per vederlo, in serata alla proiezione ufficiale è arrivato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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