giovedì, 1 ottobre 2020

Scamarcio diventa Pericle il Nero

Scamarcio diventa Pericle il Nero

Roma, 7 maggio (Francesca Palmieri) – Pericle il Nero è passato dalla penna di Giuseppe Ferrandino alla macchina da presa di Stefano Mordini, trovando il volto di Riccardo Scamarcio che lo interpreta nel film che rappresenta l’Italia nella selezione di “Un Certain Regard” a Cannes e che Bim porta in sala dal 12 maggio.

Il progetto, sfiorato anni fa anche da Abel Ferrara, ha suscitato l’interesse dei fratelli Dardenne, che nella produzione hanno affiancato la Buona Onda, guidata proprio da Scamarcio con Valeria Golino e Viola Prestieri, oltre a Rai Cinema e Les Productions du Trésor. Anche il Belgio e la Francia hanno dunque creduto in quest’opera dai tratti noir – del cui cast fanno parte, tra gli altri, anche Marina Foïs e Gigio Morra – che ruota intorno a un personaggio complesso e dalla doppia anima: un uomo al servizio di un camorrista napoletano emigrato all’estero, per cui lavora “castigando” le vittime con metodi fisici “forti”.

Orfano e solo, considerato da tutti poco intelligente e incapace davvero di essere crudele, Pericle fa uso di droga per placare i suoi demoni interiori e dietro la sua scorza nasconde la fragilità e la voglia d’amare. Dopo aver commesso un grave errore, costretto alla fuga, questo bisogno d’amore incontra la solitudine di una donna che si fida di lui e che può offrirgli la speranza di un’esistenza migliore. Ma cancellare il passato e ciò che si è vissuto fino a quel momento non è facile…

Come spiega Mordini, che ha scritto la sceneggiatura a sei mani con Francesca Marciano e Valia Santella,”È stato Riccardo a propormi il libro di Ferrandino. Quando l’ho letto, ho capito che si poteva correre il rischio di farne un film perchè era una sfida interessante trasformare in immagini il flusso dei pensieri del protagonista. Abbiamo scelto di spostare la vicenda da Napoli all’Europa per azzerare il contesto del libro, girando in un non-luogo. E abbiamo anche voluto prendere le distanze dalla violenza in forma di eroismo, per raccontare la miseria della criminalità. Credo sia importante farlo, oggi si vedono tanti gangster movie ma manca un altro tipo di narrazione. Noi abbiamo cercato storie vere, radicate nella realtà”.

Mordini dice poi di essere “ossessionato dal tema della solitudine, molto presente in Pericle. Mi piace inseguire le ombre e insinuare il dubbio, così come giocare con gli stilemi dei film di genere e lavorare sulla parte esistenziale, senza calcare l’accento sul male”.

Dal punto di vista della scrittura, Francesca Marciano sottolinea: “Rispetto al libro abbiamo cambiato varie cose, preferendo un finale un po’ teatrale. Il film è diviso in tre parti, comincia come un noir e poi si apre anche nei colori, rallentando il ritmo, per chiudersi con un atto che riprende il tono dell’inizio e si fa più drammatico, restituendo il laborio nella mente di Pericle”.

Ci sono voluti due anni per realizzare la pellicola, come racconta Scamarcio: “È stato un processo condiviso molto bello, anche se difficile – dichiara – Essere il produttore è stato propedeutico al lavoro di attore, sono giunto alle riprese con le idee chiare, avevo già metabolizzato tutto. Presentare il film alla stampa e andare a Cannes è per tutti noi la coronazione di un sogno, come aver vinto il Giro d’Italia o la Champion League”.

E del “suo” Pericle parla così: “È un adolescente candido interrotto, un reietto della società, sgradevole agli occhi di tutti che lo vedono come un cretino e lui finisce per crederci. Ma entrando nel suo pensiero si scopre che ha anche una sensibilità”. L’attore ha compiuto un lavoro di caratterizzazione estetica (“Doveva essere credibile”, afferma) insieme al regista, con cui si è trovato bene: “Non conoscevo Stefano ma ci si siamo trovati d’accordo su tutto, notavamo le stesse cose. Avere un interlocutore così in sintonia è un miracolo, è come una danza”.

 

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