mercoledì, 23 agosto 2017

Santoro racconta i baby boss

Santoro racconta i baby boss
Lido di Venezia, 7 settembre – Il fascino del kalashnikov, dei soldi, delle donne, della vita da baby camorristi per i poco più che adolescenti protagonisti a Napoli della ‘Paranza dei bambini’ gruppo di fuoco formato da giovanissimi. Li racconta Michele Santoro in Robinù, documentario che debutta alla Mostra del Cinema di venezia in Cinema nel Giardino per poi andare in onda su Rai2,  per il grande ritorno all’azienda pubblica, in forma inedita di produttore e autore di non fiction, del conduttore, su Rai2.   “Ho avuto una lezione molto pasoliniana – dice – siamo abituati a vedere ragazzi cinici, killer spietati mentre convivono tra la morte e una grande passione per la vita che noi che stiamo bene non sappiamo altrettanto nutrire” .
Gli italiani , spiega – ”hanno un’unica grande metropoli europea che ha ancora un’anima popolare, quando altre città sono ridotte a bed and breakfast per turisti di passaggio. Parliamo delle migliaia e migliaia di persone che vivono nel centro storico di Napoli. Lì i ragazzini che poi delinquono invece di andare a scuola spacciano. Allora mi chiedo: come fa lo stato italiano a sopportare programmaticamente l’evasione dell’obbligo scolastico? Ditemi voi se non è complicità questa”.  I protagonisti di Robinù ”pensano che fare carriera nella criminalità sia un fatto normale,  tanto che nel film paragonano l’avanzamento di grado nelle forze dell’ordine con quella delle gang. Attratti dal fascino militare ed espulsi dalla scuola, si sentono inadeguati culturalmente, ma più bravi di altri sul piano fisico, del coraggio, e nell’uso delle armi. È chiaro che vanno puniti, ma sono minorenni, la responsabilità da esercitare è diversa. Dopo la punizione ci deve essere il recupero”.
E a proposito del ritorno in Rai:  “Questa sarà la prima di sei serate di cui le prime 4 avranno al centro un reportage commentato in diretta da una piazza e due, ‘M’: un nuovo formato sperimentale il cui titolo sta per Metropolis di Fritz Lang, per Michele, per Mostro  in cui cinema, teatro, ricostruzione, inchiesta si intrecciano”.
Secondo Santoro nei documentari di realismo cinematografico e più integralisti ”la Rai non è presente con sufficiente forza e di un editore importante se ne sente la mancanza”.

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