martedì, 22 settembre 2020

Rossi Stuart, per un ogni ruolo devo dare tutto

Rossi Stuart, per un ogni ruolo devo dare tutto

Lecce, 12 aprile (Fr. Pierl/Servizio video) – Il mestiere di attore “ti fa entrare in stretto contatto con una serie di meccanismi criticabili. Dedichiamo la nostra vita a innalzare il nostro nome, un esercizio sciocco e sterile che ti può far perdere di vista una sacco di cose belle. Forse per questo cerco di fare ogni volta qualcosa in più, andare un po’ oltre. Sennò difficilmente gli troverei un senso”. Parola di Kim Rossi Stuart, attore, regista e antidivo, sui set fin da adolescente (“dal primo ruolo che mi ha offerto Pietro Valsecchi a 12 -13 anni, non mi sono più fermato”) che riceve al Festival del cinema europeo di Lecce l’Ulivo d’oro alla carriera come protagonista del cinema italiano, da Senza pelle a Romanzo criminale, da Vallanzasca al Commissario Maltese, grande successo della scorsa stagione su Rai1.

Per ora la serie non avrà sequel: “ho lasciato Maltese sulla spiaggia a contemplare l’infinito – spiega Rossi Stuart nell’incontro con la stampa – penso che sia ancora là. La produzione si è interrogata su un eventuale seguito ma credo abbiano deciso di no. D’altronde non era semplice proseguire, credo il personaggio abbia compiuto il suo percorso. Ma se trovassero un’idea che li convince e ci convince, se ne potrebbe riparlare”. Con i sequel “è difficile trovare una vera esigenza creativa. Per me l’esperienza con i seguiti non è mai stata molto buona. Ad esempio Il Ragazzo kimono d’oro era un film carino con suo senso e una sua armonia, ma il 2 era una catastrofe”. E a chi gli chiede cosa penserebbe di un reboot di Fantaghirò con gli stessi attori, risponde sorridendo: “perché no, tutto è possibile, magari con i figli dei personaggi… ma io non ero finito pietrificato?”.

Ora l’aspetta una nuova sfida: “pubblicherò un libro di racconti, probabilmente prima di Natale e da una delle storie, devo ancora decidere quale, trarrò probabilmente il mio nuovo film da regista”. Il libro nasce proprio dalla stesura di eventuali soggetti per la sua terza regia: “Mi sono fatto prendere la mano e li ho scritti in forma letteraria. Mi sono appassionato”.

Vincitore di un David e tre Nastri d’argento, come interprete è un perfezionista: “quando ho iniziato a dirigere, ho provato a fare l’attore con più ‘leggerezza’, come tanti colleghi, ma non ce l’ho fatta. Mi sembrava di prendere in giro me stesso e il pubblico. Così anche il lavoro per Maltese e stato come combattere una guerra in trincea, mi sono ritrovato a non dormire la notte per lavorare sui dialoghi”. Per ogni parte “devo avere la sensazione di una sorta di via crucis, di dissanguarmi, dare tutto quello che ho”.

Nelle sue scelte è da sempre molto selettivo: “La questione morale di un personaggio è centrale per me”.  Nell’incontro che in mattinata ha avuto con gli studenti, “un bambino – racconta – mi ha fatto una domanda bellissima, se ho fatto questo mestiere perché mi piacesse veramente o perché lo voleva mio padre (l’attore Giacomo Rossi Stuart, scomparso nel 1994). In realtà non l’ho capito. All’inizio recitare non lo sentivo nella mia natura, mi provocava una sudarella… E’ anche vero che molti fanno gli attori proprio per superare questi blocchi. Forse mi sarei visto portato per lavori più semplici, tipo muratore. Mi piaceva molto l’idea dell’edilizia acrobatica”. La regia invece “è più vicina alla mia indole”: il debutto dietro la macchina da presa è stato nel 2006 con il pluripremiato Anche libero va bene e dieci anni dopo è arrivato ‘Tommaso’: “per il prossimo non ci sarà da aspettare così tanto”.

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