venerdì, 25 settembre 2020

Rosi e la politica sui migranti

Rosi e la politica sui migranti

Roma, 16 febbraio (Fr. Pierl) – La politica europea sui migranti sta fallendo ma il problema va oltre, la politica non fa niente per loro a livello mondiale. Le teste che si girano sono una sconfitta totale”. Lo spiega Gianfranco Rosi, presentando a Roma Fuocoammare, il suo documentario su Lampedusa, in concorso a Berlino, dove è stato accolto dal plauso della critica internazionale, e in sala dal 18 febbraio con Luce Cinecittà e 01 Distribution.
A proposito dell’apparente separazione fra i migranti e la popolazione dell’isola il regista, Leone d’oro con Sacro Gra, spiega che ”quando sono arrivato a Lampedua un anno e mezzo fa c’era il vuoto totale di Migranti e allora, e allora ho iniziato a raccontare quel vuoto l’eco della tragedia attraverso le storie dell’isola. Nei personaggi su cui ha deciso di soffermarsi, come il piccolo Samuele, il medico in zia maria ne ho visto una traccia interiore che portava al mondo”.

 

D’altronde, aggiunge, ”le operazioni Mare nostro e Frontex hanno portato il confine di Lampedusa oltre l’isola, i barconi ora vengono intercettati in mezzo al mare. Prima gli abitanti li accoglievano portando coperte, da mangiare. Ora i migranti passano solo due tre giorni in centro accoglienza e poi vengono mandati in altre destinazioni”.Rosi si è immedesimato in particolare, fra i vari personaggi del film, in quello del piccolo Samuele: ”attraverso la sua sofferenza nel crescere, il fatto che soffra il mare in un’isola di pescatori, mi sono ritrovato nel suo stato d’animo. Il suo occhio pigro siamo noi. Samuele è diventato in maniera quasi naturale il mio sostenitore emotivo, la forza del film a cui mi ancoravo”.

In Fuocoammare, ”c’è un messaggio apocalittico ma, alla fine, anche uno di speranza. Comunque è visibile a tutti, siamo davanti, dopo l’Olocausto alla tragedia più grande mai accaduta e sta succedendo in diretta. Ormai anche per questo i numeri non hanno più senso. Vediamo continue immagini di morte, sappiamo che in Libia ci sono circa 500.000 mila persone che stamno cercando di scappare noi non riusciamo a trovare il modo si aiutarli”.

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