sabato, 29 aprile 2017

Rosi, dedico candidatura a Lampedusa

Rosi,  dedico candidatura a Lampedusa

Roma, 25 gennaio – (Fr. Pierl)  – “Non ci credevo più, per tutte le varie previsioni, sapevo sarebbe stata una battaglia fino all’ultimo, nulla era scontato. Ora la candidatura è una grandissima emozione. Il film da Berlino è arrivato in 64 Paesi, ora il suo messaggio esiste e naturalmente dedico questa candidatura a Lampedusa”. Lo dice Gianfranco Rosi, che in collegamento streaming da Tokyo commenta la nomination agli oscar di Fuocoammare fra i documentari. “Alla notizia ho avuto un brivido, questo è stato un anno meraviglioso. Aver portato Lampedusa ad Hollywood è una cosa bellissima”.

 

Secondo il regista la cinquina dei documentari nominati che con film come ‘I am not your negro’, ‘O.J.: Made in America’, 13th, insieme a Fuocoammare parla di temi come gli afroamericani e l’Africa  (argomenti da cui si stacca solo uno dei nominati, Life animated, ndr), è anche una risposta dell’Academy a Trump che invece vuole costruire i muri”. D’altronde una delle reazioni più forti per Fuocoammare è arrivata dalle proiezioni in America, ”per la trasversalità della storia. I deserti californiani sono come il Mediterraneo, dei cimiteri”.  Per il cineasta “la meta era la nomination: per ottenerla sono stati, insieme a i produttori, tre mesi impegnativi come una campagna elettorale, un carrozzone enorme fra incontri, interviste, presentazioni. Ora sarà solo una grande festa”. Rosi ha già sentito, fra gli altri, da Lampedusa, il dottor Bartolo, e la sindaca Giusi Nicolini: ”Mi hanno detto che erano tutti in attesa e alla notizia della nomination c’è stato il grido di 3000 persone”.
Mentre Meryl Streep, che ha sostenuto da subito il film, prima come presidente della giuria a Berlino dove Fuocoammare ha vinto l’Orso d’oro poi nelle proiezioni negli Usa, ”la vedrò agli Oscar, visto che è nominata anche lei, festeggeremo insieme. Ha creduto nel film, ne ha parlato con tutti.. è stata fondamentale”.
In questo anno in giro per il mondo ”la cosa più bella è sempre quando il pubblico viene da me e mi chiede ‘io cosa posso fare’ – spiega – Lampedusa diventa una metafora, uno spazio mentale in cui tutti si riconoscono cogliendo questa tragedia universale”. Un dramma, che neanche Rosi quando ha iniziato a lavorare al progetto, conosceva nella sua gravità: ”Non credevo di fare un film politico, è una consapevolezza che si è rafforzata via via. So che con il cinema non si può cambiare il corso della storia, ma ho sempre sperato che il grido d’aiuto nel film venisse colto e questo credo sia successo”. Anche in Giappone Fuocoammare, sta riscuotendo successo: ”ho fatto in una settimana 50 interviste di un’ora e masterclass all’università – racconta -. La cosa spaventosa è che qui su 5000 richieste per lo status di rifugiati politici, ne hanno accettate solo cinque, ma il tema comunque suscita attenzione”.
Infatti, ”una distributrice mi ha promesso che terrà il film un mese – ha spiegato -. E con lei avevo anche scommesso che se fossi stato nominato mi sarei vestito da uomo sandwich per promuoverlo davanti alla sala… ora mi toccherà farlo”.

Nessun rimpianto per non essere fra le nomination per i film stranieri? ”No, anzi, pensavo sarebbe stato più facile entrare in quella cinquina che in questa. Ma essere il candidato italiano ha aiutato moltissimo a farci conoscere”.

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