sabato, 21 settembre 2019

Roma, l’emozionante amarcord di Cuaron

Roma, l’emozionante amarcord di Cuaron

Venezia, 30 agosto – Un amarcord personale e emozionante, lungamente applaudito alle proiezioni stampa: E’ Roma, lo straordinario apologo in bianco e nero di Alfonso Cuaron, che si candida ai premi maggiori della Mostra del Cinema di venezia. Il regista messicano ritorna con il film, prodotto da Netflix , alla sua infanzia nel quartiere dove viveva con la sua famiglia a Città del Messico. Siamo tra il ‘70 e il e il 71 e la storia è riflessa principalmente attraverso una delle cameriere di casa, la mixteca Cleo (interpretata dalla bravissima attrice non professionista Yalitza Aparicio), testimone e protagonista, di abbandoni (da quella del ragazzo che la mette incinta alla rottura fra i genitori del cineasta, con il capofamiglia che se ne va per un’altra donna), traumi, risate, pianti nuovi inizi della famiglia di Cuaron e anche stragi rimaste nella storia del paese come quella di Corpus Christi, operate dalle milizie contro gli studenti. nel cast anche Marina de Tavira, Nancy Garcia, Jorge Antonio, Veronica Garcia, Marco Graf, Daniela Demesa, Carlos Peralta, Diego Cortina Autrey

”Il 90% delle cose che si vedono in Roma (il titolo è solo il nome di un quartiere della Città del Messico ‘bene’) vengono dalla mia memoria. Ho fatto una ricostruzione identica della casa originale in cui vivevo e ho trovato anche il 70% dei mobili che la arredavano ha spiegato Cuaron -. Quegli anni sono un momento che mi ha formato, ma che ha anche trasformato profondamente il mio Paese”. Ci sono periodi nella storia, spiega il regista “che lasciano cicatrici nelle società, e momenti nella vita che ci trasformano come individui. Tempo e spazio ci limitano, ma allo stesso tempo definiscono chi siamo, creando inspiegabili legami con altre persone, che passano con noi per gli stessi luoghi nello stesso momento.

Roma, “è il tentativo di catturare il ricordo di avvenimenti che ho vissuto quasi cinquant’anni fa. È un’esplorazione della gerarchia sociale del Messico, paese in cui classe ed etnia sono stati finora intrecciati in modo perverso. Soprattutto, è un ritratto intimo delle donne che mi hanno cresciuto, in riconoscimento al fatto che l’amore è un mistero che trascende spazio, memoria e tempo”. In Roma “è tutto così naturale grazie soprattutto alle due protagoniste che hanno saputo lavorare con spontaneità in un film girato in sequenza. I bambini, ad esempio, non sapevano niente di cosa avrebbero fatto di lì a un momento dopo, ma erano guidati dalle sole situazioni in cui si trovavano”.

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