martedì, 24 novembre 2020

Rohrwacher, racconto la possibilità della bontà

Rohrwacher, racconto la possibilità della bontà

Cannes 14 maggio (Red. cin) “Non volevo raccontare la scelta della bontà ma la possibilità della bontà che ciclicamente muore e ritorna. In questo senso Lazzaro come sguardo e modo di essere è indenne al tempo, ci passa attraverso. Continua a tornare e a informarci di qualcosa che potremmo scegliere e che finora non abbiamo scelto”. Così Alice Rohrwacher racconta la genesi di Lazzaro Felice il film con cui ha debuttato nel concorso internazionale della 71/a edizione del Festival di cannes, dove ha ricevuto una standing ovation di 10 minuti. L’arrivo in sala è previsto il 31 maggio con 01 Distribution. Nel cast con il protagonista, Adriano Tardiolo, ci sono Alba Rohrwacher, Luca Chikovani, Agnese Graziani, Sergi Lopez, Tommaso Ragno, Natalino Balasso e Nicoletta Braschi, supportata al Festival dal marito Roberto Benigni, mattatore sul red carpet.

E’ la storia di un’amicizia, quella tra Lazzaro (Tardiolo), un contadino che non ha ancora vent’anni talmente buono da sembrare stupido, e Tancredi (Chikovani), giovane come lui, ma viziato dalla sua immaginazione. Un’amicizia che nasce vera, nel bel mezzo di trame segrete e bugie. che attraverserà intatta il tempo che passa e le conseguenze dirompenti della fine di un Grande Inganno, portando Lazzaro nella città, enorme e vuota, alla ricerca di Tancredi.

“E’ nata prima l’idea del contesto, l’idea di un mondo feudale, passando da un medioevo sociale, storico a uno postapocalittico – dice la regista – La storia però è stata illuminata dall’arrivo di ‘Lazzaro il buono’ che ha preso via via più importanza. Il desiderio era mettere in scena da una parte un modo di essere e dall’altra un modo di stare al mondo”. Il film è una “realissima fiaba. Il mondo è diviso in buono e cattivi ma raccontato attraverso gli occhi di un personaggio che non sa riconoscere gli uni e gli altri. E’ un film quasi spirituale , cerca di unire attraverso la più grande libertà possibile, fiaba e realtà” . E’ “una storia classica, quella dell’araba fenice che muore e rinasce. Volevo raccontare un mondo che si trasforma, cambia e rimane sempre identico se stesso, come l’essere umano. Volevo raccontare questa che è una tragedia nel modo più leggero e libero possibile. E gli attori mi hanno aiutato”. La conoscenza di Lazzaro “è stata graduale – aggiunge Tardiolo -. Ne ho scoperto via via degli aspetti che non avevo immaginato quando ho letto per la prima volta la sceneggiatura”

Quello che “chiediamo allo spettatore con questo film – dice la cineasta – è di ritornare innocente e non è sempre facile, ne siamo consapevoli., ma l’innocenza è sicuramente possibile nello sguardo verso l’altro, verso lo straniero. Siamo tutti stranieri in qualche modo”. Alice Rohrwacher è anche onorata dai riferimenti trovati dalla critica con grandi maestri del cinema italiano: ” I maestri sono nei sogni e nel sangue prima di essere riferimenti coscienti… E’ un grande onore venire avvicinata a loro, e il mio pensiero va a Ermanno Olmi che è mancato da poco”.

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