lunedì, 22 ottobre 2018

Un road movie di famiglia

Un road movie di famiglia

Roma, 4 dicembre (Fr. Palm./Servizio video) – Chissà cosa penserebbe Vittorio Gassmann se vedesse Il premio di suo figlio Alessandro, che torna dietro la macchina da presa con un road movie in cui fa salire a bordo ricordi e spunti di famiglia, un “viaggio con papà” che nella realtà non è mai esistito, ma che il cinema ha la magia – e la possibilità – di poter far accadere. Il film – prodotto dalla IIF dei Lucisano; nelle sale dal 6 dicembre con Vision – è proprio “un viaggio mai fatto, che racconta cose che sarebbero potute succedere”, come dice il regista e attore, che ha scelto Gigi Proietti nel ruolo del patriarca, un genitore egocentrico e complicato, ingombrante e imprevedibile, stimato ma non sempre facile da amare (e da capire). Completano il cast, Anna Foglietta, Rocco Papaleo, Matilda De Angelis, Marco Zitelli ed Erica Blanc.

Ad attraversare mezza Europa, partendo dall’Italia per arrivare fino ai Paesi Nordici, è la famiglia Passamonte. Il padre Giovanni, donnaiolo e scrittore di successo di fama internazionale, ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura, che deve ritirare a Stoccolma. Avendo paura dell’aereo, però, decide di spostarsi in macchina, calcolando circa una settimana di viaggio. Al volante dovrebbe esserci il suo fedelissimo assistente, che all’improvviso, per colpa di un movimento sbagliato che gli sblocca la schiena, viene sostituito “in corsa” dal figlio Oreste, che vive un momento di crisi con la moglie e ha bisogno di denaro. A loro si unisce, sempre a sorpresa, la sorella Lucrezia, blogger perennemente connessa con il mondo social, a cui consegna il resoconto dell’esperienza. Dalla montagna alla Germania, tappa dopo tappa, tra imprevisti e incontri, l’auto sale e cammina. E a camminare sono anche le dinamiche familiari che escono allo scoperto, con i singoli caratteri… e la meta finale, più che la consegna del Nobel, sembra diventare la conoscenza e l’intreccio dei rapporti. Tra tutti.

“Essere geniali ha vantaggi, ma anche svantaggi – afferma Gassmann – La genialità è anche una diversità che si porta dietro i suoi problemi e il film racconta questo, una famiglia ‘diversa’ che ha come perno centrale un anziano padre geniale. È un letterato che obbliga gli altri ad accompagnarlo nel viaggio, ma questa sarà l’occasione di cambiare il percorso della propria vita. A volte, un talento spropositato sposta l’attenzione lontano dalle piccole cose fondamentali che lo circondano, tra le quali i figli”.

Inevitabile domandare al regista e attore se ha attinto dal suo vissuto. Alessandro, che ha firmato la sceneggiatura con Valter Lupo e Massimiliano Bruno, risponde così: “Non c’è in scena la mia famiglia, ma sono presenti umori e rimandi che ricordano dei passaggi della mia infanzia. Anche se la storia è inventata, molte cose mi riguardano e avevo voglia di realizzare un viaggio che ho sempre immaginato”. E anche sfiorato, dal momento che spesso ha portato in giro suo padre: “Guidava male, ma ha sempre delle auto veloci – dichiara – Durante le tournée, ero io alla guida e quei viaggi erano scanditi dai silenzi, dei silenzi che parlavano più delle parole. E come Passamonte, anche mio padre diceva delle verità in modo netto, a suo modo giuste, a chi voleva bene. Sono le verità sbattute in faccia, quelle che risolvono la vita”.

Questo film vuole essere una sorta di omaggio con cui chiudere magari i conti con una figura così influente? “Spero di no e neanche lo voglio – afferma convinto – Faccio questo mestiere da 33 anni, ho iniziato con lui in modo traumatico, nudo sul palco con i capelli albini per Affabulazione di Pasolini, che scandalizzò il pubblico più borghese. È importante che personaggi come mio padre vengano ricordati, perché fanno parte della formazione culturale del nostro paese”.

A dargli volto, corpo e movenze, Proietti. Come mai questa scelta? “Avevo bisogno di un attore che conoscesse bene l’argomento fosse anche un uomo di grande e vero successo nella vita – spiega Gassmann – Chi meglio di Gigi, che conosceva mio padre e i legami della mia famiglia, avrebbe potuto farlo?”. “Ho letto le varie versioni del copione ma sono stato subito interessato al progetto – replica Proietti – Ero molto amico di Vittorio, mi invitava a casa sua, all’Aventino, dove aveva un piccolo teatrino. Gli devo molto perché fece il mio nome, insieme a quello di Carmelo Bene, tra i talenti più promettenti di quell’epoca. Fu come un viatico”.

E cosa rivede di Vittorio, in Alessandro? “Hanno un modo di camminare simile, con il busto in avanti e la mano sinistra dietro”, dice. “È la sciatica”, ribatte l’attore, con un sorriso che appare anche negli occhi, insieme a un velo di malinconia. Gli stessi ingredienti, d’altronde, che si respirano nelle commedie all’italiana con cui lui – ma anche tutti noi – siamo cresciuti.

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