sabato, 11 luglio 2020

Ritorno sentimentale per Franchi

Ritorno sentimentale per Franchi

Roma, 5 ottobre (Fr. Palm./Servizio video di Stefano Amadio) – Con Dove non ho mai abitato, è (ri)partito da echi letterari e cinematografici del passato Paolo Franchi, per tornare dietro la macchina da presa – cinque anni dopo il controverso E la chiamano estate – e realizzare quello che ha definito “un film romanzesco e sentimentale, in costume, ambientato oggi, in epoca contemporanea”. Ben precisi i suoi riferimenti: “Nasce da tante ispirazioni, come Cechov, Henry James, il cinema americano degli anni ‘60 e quello francese. È un po’ un melodramma, in cui l’eros e il sesso non sono mostrati in modo psicanalitico come nei miei precedenti film. Qui c’è una passione non esibita”.

A vivere questa passione fatta di sguardi e di desiderio, sono Emmanuelle Devos e Fabrizio Gifuni: lei interpreta Francesca, figlia di un noto architetto, ormai anziano, che ha scelto di lasciare l’Italia e il suo lavoro per andare a vivere a Parigi, dopo aver sposato un uomo più grande di lei, buttandosi tutto alle spalle; lui è Massimo, talento di punta dello studio di architettura del padre di Francesca, che riversa nella sua professione tutto l’amore che non riesce a provare ed esprimere nel privato, intrattenendo nel tempo solo una relazione “libera”, senza impegni, senza farla crescere. Quando i due si incontrano, dopo una distanza iniziale, la loro corazza emotiva inizia a cedere, giorno dopo giorno, man mano che passeranno del tempo insieme, seguendo la parte finale di un progetto per una nuova casa. Ma le emozioni fanno paura, anche a 50 anni. E rivoluzionare la propria esistenza, cambiando binari, non è facile…

“Il film parla di quello che il sentimento porta, ossia la messa in discussione di sè e la fragilità, perchè trascina tutta una serie di stati d’animo – afferma Franchi – Si concentra su un momento nella vita in cui si fanno i conti e si pensa ai treni perduti, alle vittorie e alle sconfitte. È dolcemente malinconico”.

Il mestiere che fa Gifuni, l’architetto, non è di certo casuale: “Non sono un appassionato di architettura e amo gli ambienti non arredati, ma in questo caso il mestiere è simbolico e metaforico, adatto per raccontare una storia su chi è capace di costruire case per gli altri, ma demolisce la propria”, dice poi il regista.

Come si è avvicinato agli attori? Spiega Franchi: “Non immaginavo un’attrice italiana per questo ruolo, alcuni miei amici conoscono Emmanuelle Devos e l’ho contattata. Ha letto il copione e se n’è innamorata. È perfetta per Francesca, perchè è un’attrice cechoviana, ha negli occhi una malinconia ineffabile. Gifuni, invece, l’ho scelto dopo aver fatto tantissimi provini. L’ho trovato il più europeo e il più adatto, ha messo da parte il suo aspetto intellettuale e si è umilmente piegato e frantumato in mille pezzi”.

L’esperienza, per Gifuni, è stata intensa: “La sfida è stata fare qualcosa di distante da me e concentrarmi solo su un lavoro interno, come interna è la macchina da presa che pedina gli stati d’animo dei personaggi. Ho fatto un lavoro di sottrazione, per togliere, togliere, togliere. Mi è piaciuto come gli sceneggiatori hanno guardato i protagonisti, senza giudicarli ma vedendo le loro insicurezze. Mi ha conquistato lo sguardo caldo e pieno di compassione verso la loro fragilità e la fragilità mi sta a cuore, è lo strumento principale per un attore”.

Il film, prodotto da Pepito con Rai Cinema, esce il 12 ottobre, distribuito da Lucky Red. Del cast, tra gli altri, fanno parte anche Giulia Michelini, Giulio Brogi, Giulia Briganti e Hippolyte Girardot.

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