martedì, 17 luglio 2018

Ridendo con Scola

Ridendo con Scola

Roma, 18 ottobre (Francesca Palmieri) – L’idea giusta alla base del documentario Ridendo e scherzando, dedicato a Ettore Scola, è nella scelta di chi lo ha realizzato: le figlie Silvia e Paola. Solo con loro il regista, a cui la Festa di Roma rende omaggio anche con la proiezione de La terrazza, si sarebbe aperto e fidato, sapendo di essere in buone mani, senza il rischio di un ritratto celebrativo “troppo serio” in cui non si sarebbe riconosciuto.

Accanto, oltre a un pezzo di famiglia dietro la macchina da presa, ha avuto Pif, di cui ha apprezzato La mafia uccide solo d’estate, perchè rappresenta il tipo di commedia a lui congeniale. Pochi ingredienti, dunque, compongono la pellicola – prodotta da Palomar e Surf Film – che fa a meno di testimonianze e altre voci: l’unico a parlare, mentre sullo schermo del Cinema dei Piccoli scorrono scene di film, materiale di repertorio, Super 8, fotografie e disegni, è proprio Scola, che si auto-racconta sotto lo sguardo affettuoso e complice di chi lo conosce molto bene, da vicino.

“Nostro padre detesta l’esibizionismo e le interviste, quindi il primo obiettivo era restituire la sua grandezza senza essere celebrative – afferma Silvia Scola – Abbiamo preferito fosse lui a raccontare il materiale preso dalle Teche Rai e dall’archivio del Luce, che era vastissimo perchè oltre a essere un regista è, tra le altre cose, anche uno sceneggiatore, un disegnatore e un attivista politico. Gli argomenti erano tantissimi, il lavoro è stato togliere e selezionare per racchiudere tutto in 80 minuti. Il primo montaggio che avevamo fatto durava due ore e mezzo”.

Come è stato lavorare con le sue figlie? “All’inizio non mi fidavo, avevo paura della retorica e della commemorazione – risponde Scola – Ma poi ho visto che ho passato qualcosa a Silvia e a Paola, ossia il senso della misura e dell’ironia che oggi non c’è più. La seriosità non porta a nulla e la televisione è piena di persone che si stimano molto, che ai tempi della rivista Marc’Aurelio chiamavano ‘bulli’. Ho orrore della sicurezza, della mancanza dei dubbi e dell’autostima. Se ognuno partisse dai propri limiti e non dalle proprie virtù, anche nel nostro mestiere, tutta l’Italia andrebbe meglio”.

Quanto alla presenza di Pif, il regista dice scherzando: “Mi avevano presentato vari intervistatori, ma Zalone era impegnato… abbiamo così ripiegato su Pif, che ha intuito come fare un film su una realtà drammatica come la mafia e ci è riuscito bene”. Confermano le due registe: “Abbiamo amato il suo esordio perchè dimostra come si può ridere di qualsiasi cosa mettendo dei dubbi. Non sapevamo però che adorasse nostro padre, è stata una sorpresa”.

“Partecipare a questo progetto è stato un regalo bellissimo – replica Pif – E’ stato meraviglioso avvicinarmi a Scola che per me rappresenta il cinema. La sua generazione è come una coperta che mi porto psicologicamente addosso, che mi fa sentire protetto e sicuro per il mondo”.

Pif è uno degli autori del cinema italiano contemporaneo. Come vede Scola questo cinema attuale? “Rimproverare non fa parte della mia natura e non serve – dichiara – Vedo che il cinema, come la letteratura, la musica e la poesia, attraversa una stagione negativa. Non c’è nulla che si afferma su altro, c’è una pianura, senza picchi. Non ci sono Fellini e De Sica, siamo in un momento di assestamento, di attesa ma anche di speranza, che non va mai persa. Il giovane cinema italiano mi pare stia facendo il suo lavoro di andare avanti e attraversare questo periodo, non bisogna demordere. L’Italia è ricca di brutte cose e non è avara di scandali e di furti che sono materia primaria per il cinema satirico. L’ispirazione, quindi, non manca e la commedia italiana come quella di Pif non è morta o viva, semplicemente continua a fare quello che fa da sempre, cioè raccontare il proprio paese senza ipocrisie, cercando di divertire. L’amore per l’Italia ha mosso i grandi del passato e consiglio ai giovani di provarlo, perchè senza amore non accade nulla”.

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