giovedì, 1 ottobre 2020

Il saluto a Scola

Il saluto a Scola

Roma, 22 gennaio (Red. Cin) – Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, rimasto in piedi ai lati della platea, ormai piena dell’arena all’aperto, Furio Colombo, Dacia Maraini, Renzo Arbore, Raffaele La Capria, Aurelio De Laurentiis, Paola Cortellesi, Michel Hazanavicius, Berenice Bejo, Gigi Proietti, Gabriele Muccino, Francesco Maselli, Edoardo Leo, Rolando Ravello, Franco Nero, Roberto Andò, Veronica Pivetti e Francesca Archibugi sono solo alcuni degli amici, colleghi, collaboratori, che in mezzo a tanta gente comune hanno partecipato alla cerimonia laica per Ettore Scola, tenutasi oggi pomeriggio alla Casa del cinema.

In mattinata avevano reso omaggio al regista, nella camera ardente, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il premier Matteo Renzi (“Scola è stato un grandissimo italiano che ha segnato la vita di intere generazioni, sarà bello trovare le forme più discrete e giuste per ricordare ha detto), Bernardo Bertolucci, Massimo D’Alema, Maurizio Landini e Nichi Vendola.

Ad aprire gli interventi del pomeriggio, introdotti da Felice Laudadio, è stato Carlo Verdone: ”Credo sia un pomeriggio che Ettore avrebbe amato, pieno di amici e spettatori. Scola era soprattutto una persona perbene a cui tutti dobbiamo qualcosa. Ha messo in scena le miserie, le mitomanie e i lati buffi degli italiani, ma sempre con al centro l’umanità”. Per Giuseppe Tornatore, “Nonostante le raccomandazioni di Ettore di fare festa, non capisco proprio come si possa fare. Avrebbe dovuto scriverci lui la sceneggiatura”. E poi da Tornatore un aneddoto su quando Scola mostrò a Fellini C’eravamo tanto amati: “Fellini dice subito: ‘bellissimo’. Ma Ettore capisce che qualcosa non gli era davvero piaciuto e alla fine Fellini gli dice la verità: ‘Le inquadrature dall’alto non si fanno perché quello è il punto di vista di Dio. Tu non sei credente, chi te lo fa fare a mettere il punto di vista di Dio?’. Ettore da quella volta sequenze dall’alto non le ha mai fatte, ma credo che questa volta dovrà abbozzare Federico”.

Dal critico francese Jean Gili il ricordo del grande amore dei francesi per Scola e anche la dichiarazione di vera passione del regista per Trintignant al Festival di Annecy. Una commossa Stefania Sandrelli lo ha ricordato ”infantile, sensibile, intelligente, affettuoso». L’attrice ha citato poi alcune delle frasi dei film di Scola che abitualmente usa. Tra queste: «Ai figli che danno pochi pensieri si danno meno pensieri», «La cosa non mi tange», «Interessa l’oggetto?», «Tu sei più oltre».
Paolo Virzì ha rievocato, attraverso lo stile di una sceneggiatura, il suo primo incontro con Scola da studente ventunenne del Centro sperimentale di cinematografia. L’occasione? Una sessione di scrittura con il regista, Maccari e Scarpelli. Un incontro buffo, quello del maestro Scola e Virzì, pieno degli impacci del giovane studente e del disincanto di Scola. Pif, intervistatore del documentario su Scola Ridendo e scherzando firmato dalle figlie Silvia e Paola, ha letto una lettera con una promessa mancata: quella del regista de La terrazza di andare a mangiare con lui, un’ultima pasta cacio e pepe.
Per Walter Veltroni “chi inventa storie meravigliose, come fai fatto tu – ha detto rivolgendosi con una lettera al regista – ha la stessa vita delle sue storie”. Ettore poi, “era un compagno vero, nel senso grande e profondo. Compagno nel senso letterale di condividere il pane”. Giuliano Montaldo ha raccontato invece la sua ultima telefonata qualche giorno fa con Scola: «È vero che stai facendo l’attore? Ma perché? Come attore sei sempre stato un cane, ti diceva sempre tua moglie. Sei forse fanatico?».

A chiudere il tutto la famiglia Scola al completo sul palco, ovvero la moglie Gigliola, le figlie Paola e Silvia e quattro dei nipoti. «Vi saluto e vi ringrazio tutti per il calore che mi avete trasmesso in questi giorni. Mi avete dato tanta forza. Dobbiamo andare via felici, con un brindisi per Ettore”.

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