martedì, 29 settembre 2020

Ragazzi in cerca di libertà

Ragazzi in cerca di libertà

Berlino, 12 Febbraio (l.d.c.) Proprio nel giorno dell’omaggio a David Bowie, con la proiezione speciale de L’uomo caduto sulla terra, la Berlinale parla di fantascienza con qualche punta di new age attraverso la storia di un ragazzino rapito che la madre cerca insieme alla polizia e mette a fuoco l’adolescenza con i suoi sogni ma anche la sua ricerca di libertà attraverso l’esordio tunisimo di un giovanissimo regista prodotto dai Dardenne.

Il primo film è Midnight Special di Jeff Nichols, quttro regie, molto apprezzato da sempre al Sundance. Girato con ben 18 milioni di dollari e scene ad alto tasso  di spettacolarità, richiama dichiaratamente il cinema di Steven Spielberg e la fantascienza anni ’80: “Già mentre lo scrivevo” ha raccontato “pensavo ai suoi colori e alle sue atmosfere”. Al centro del film la misteriosa sparizione di un ragazzino rapito da un gruppo, in cui si parla un idioma misterioso, di cui fa parte anche suo padre. Durante la sua ricerca vengono indagati i membri di una  setta dal leader carismatico (Sam Shepard): proprio dal ragazzo, che è stato adottato tutti attendono un messaggio . E alla polizia che lo cerca si uniranno anche anche la mamma (Kristen Dunst) che diventa centrale nel racconto cinematografico, e un personaggio misterioso con alcune particolari sensibilità (è Adam Driver), l’unico che alla fine potrà svelare il mistero che ha allontanato il piccolo dalla famiglia.

“Volevo raccontare una fuga sulle strade secondarie degli Stati del Sud, di notte, a fari spenti – ha spiegato ancora Nichols – Il film è del resto la storia di chi è inseguito ma insegue qualcosa a sua volta “.

L’altro film del concorso della  giornata è il tunisino Inhebbek Hedi dell’esordiente Mohamed Ben Attia, coprodotto dai Dardenne. Storia di Hedi, 25 anni, destinato a un matrimonio combinato dal potere matriarcale di sua madre, che gestisce inflessibilmente la famiglia dopo la morte del marito. Hedi pero’ trasgredisce e scopre da sè l’amore per una donna più grande con la quale condividerà il suo affrancamento dalla tradizione e il salto in una nuova consapevolezza di libertà.

Evidente nel racconto di formazione il richiamo della Primavera araba e di un percorso che punta al senso della  libertà  oltre il senso di un quotidiano senza diritti e con troppi doveri. “E’ chiara la mia presa di posizione sulla gioventù tunisina dopo la rivoluzione. Non si vedono più eroi, ma voglio raccontare cosa non è successo  cinque anni dopo”. “Jean Pierre Dardenne mi ha aiutato molto anche durante la fase di scrittura”  dice ancora Attia. Dai fratelli registi più colte Palma d’oro a Cannes, del resto, è partito alla Berlinale un appello per gli autori tunisini che “hanno più che mai bisogno di un aiuto dai produttori europei”.

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