lunedì, 26 giugno 2017

Questione di karma e d’amicizia

Questione di karma e d’amicizia

Roma, 6 marzo (Fr. Palm.) – Due mondi totalmente opposti, i cui poli sono un uomo puro e ingenuo e un opportunista un po’ mascalzone, si uniscono nell’opera seconda di Edoardo Falcone Questione di karma, storia di un’amicizia inizialmente improbabile ma possibile, perchè spesso sono proprio i contrasti a far nascere i legami più veri, anche se bizzarri o stranamente assortiti.

Il film – prodotto da Wilside con Rai Cinema, in sala dal 9 marzo con 01 – vede per la prima volta insieme sul set Fabio De Luigi e Elio Germano, nel cast affiancati anche da Isabella Ragonese, Stefania Sandrelli, Daniela Virgilio, Eros Pagni e Massimo De Lorenzo.

De Luigi è Giacomo, un adulto mai veramente cresciuto, che non ha superato il trauma della perdita del padre, che si è suicidato quando aveva solo 4 anni. Chiuso nel suo mondo dorato, fatto di libri e cultura, protetto fin troppo dalla madre e avvolto dal benessere economico, non si è mai confrontato con la vita, quella vera. La vita vera irrompe quando incrocia la strada di Mario (Germano), convinto che suo padre si sia rincarnato in lui, come gli ha detto un esoterista francese. Mario è pieno di debiti, interessato solo al denaro… e Giacomo diventa la sua gallina dalle uova d’oro. Lo illude di essere davvero suo padre, lo inizia a frequentare solo con il doppio fine di spillare soldi e riesce nel suo intento, perchè Giacomo lo aiuta e stacca assegni, in buona fede, incapace di capire cosa sta davvero accadendo. Ma quello che è un rapporto finto e squilibrato, giorno dopo giorno, potrebbe risultare, a sorpresa, utile e costruttivo… per entrambi.

“Come nel precedente Se Dio vuole, volevo parlare di argomenti che mi interessano, come l’essere e l’animo umano – spiega Falcone, che ha scritto la sceneggiatura con Marco Martani – E il film è una commedia umana, che parla di paternità, dell’elaborazione della perdita e del tempo che passa. Al centro c’è quel microcosmo semplice e complesso dove ogni giorno si alternano piccole miserie e improvvisi slanci di generosità”.

Il lavoro sui personaggi, dunque, è stato fatto per tirar fuori proprio l’umanità: “Volevamo una tridimensionalità”, aggiunge il regista, mentre Martani sottolinea come fosse importante “rendere tutto credibile. La sfida era creare il mix tra situazioni divertenti e toccanti, tra il tema alto e serio e la leggerezza. E’ stato un esercizio faticoso ma stimolante, con Edoardo volevamo fare un film asciutto, senza eccedere con le scene, per mettere solo ciò che era fondamentale, mantenendo coerenza e rigore”.

Falcone svela che durante la fase di scrittura non aveva in mente che De Luigi e Germano sarebbero stati protagonisti: “Noi scriviamo solo dei personaggi, senza pensare prima ai volti – dice – Poi però è uscita questa coppia particolare di cui siamo molto contenti. C’è il rischio che gli spettatori col tempo si annoino di vedere gli attori sempre negli stessi ruoli, ma qui li abbiamo stupiti”.

Germano da tanto non si cimentava con la commedia: “Anche l’attore si reincarna spesso e chi fa il mio mestiere ha un ciclo di continue reincarnazioni – afferma – A noi capita di cambiare pelle e anche di ritrovarsi, anche se io tendo a cambiare più pelli possibile. Ho fatto ultimamente film drammatici e ora avevo voglia di riaffrontare qualcosa di più leggero e con questo ruolo ci sono riuscito. Mario è il romano cialtrone tipico della commedia all’italiana e anche dell’arte, una strada percorsa in passato da colleghi ben più illustri di me e  sono contento che Edoardo mi abbia cercato, producendo questa sorpresa”. Secondo Germano, “questo è anche un film sull’amicizia e sull’incontro di due solitudini, Giacomo è troppo puro, si è chiuso e si va sfruttare, mentre Mario non ha più nessuno perché ha sfruttato tutti, pur di avere soldi”.

De Luigi ha contribuito a delineare il personaggio: “Non volevo farlo sembrare solo uno sprovveduto ingenuo, perchè Mario ha una sua profondità – dichiara – E’ come se fosse un bambino molto colto, che non ha vissuto fuori dalle mura domestiche ma solo interiormente, cercando di superare un vuoto”.

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